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HABITAT NATURALI

Il modo sostenibile e rispettoso per avvistare la fauna selvatica

Il modo sostenibile e rispettoso per avvistare la fauna selvatica

Chiara Grasso Chiara Grasso 20 Ago 2021

Se per qualcuno le vacanze possono essersi già concluse, per molti altri devono ancora iniziare. In ogni caso non mancheranno uscite fuori porta, scampagnate, escursioni in montagna o brevi gite al mare più vicino. Per questo, è sempre importante ricordarci quali sono i comportamenti giusti e sostenibili da mantenere nei confronti degli animali selvatici che incontreremo muovendoci nella Natura.

Osservare gli animali in libertà nel loro habitat è una delle cose più belle che possano accadere durante un’escursione. A volte improvvisi e inaspettati, a volte attesi e sudati per ore o addirittura giorni, gli incontri con la fauna selvatica sono uno dei desideri che accomunano grandi e piccoli. L’emozione è sicuramente indimenticabile, ma affinché sia, invece, facilmente dimenticabile per l’animale e che quindi non sia per lui, fonte di stress o trauma, l’osservazione deve rispettare alcune piccole regole.

Che si tratti di un’osservazione a “occhi nudi” oppure mirata ad immortalare il momento con una bella foto, ricordiamoci di richiedere copia del regolamento all’Ente che gestisce l’area ed evitiamo di muoverci in gruppi numerosi. Inutile dirlo: osserviamo senza far rumore e senza disturbare gli animali e ovviamente non utilizziamo richiami o cibo per attirare la fauna.

Nel caso in cui dovessimo trovare una specie rara, allontaniamoci e non pubblicizziamo il nostro incontro: non tutti sono “bene intenzionati” come noi e sia che si tratti di una foto, che di una semplice osservazione, non avviciniamoci troppo alla fauna.

La comfort zone

Gli animali hanno diverse zone di approccio e dobbiamo conoscerle, per poter essere sicuri di approcciarci in modo responsabile, per noi e per loro.

  1. La zona più sicura ed etica è la comfort zone. In questo caso è probabile che l’animale neanche si accorga della nostra presenza e continui, quindi, a compiere le sue attività (mangiare, cacciare, accoppiarsi, compiere atteggiamenti sociali…) come se noi non esistessimo. In questa zona noi siamo spettatori non disturbatori, ci troviamo alla giusta distanza per non spaventare né allertare l’animale. Questa distanza dipende dalla specie: a volte bastano pochi metri a volte decine di chilometri. La zona di comfort è la zona più sicura per noi, quella di minor impatto per l’animale, ed è quindi quella da tenere e mantenere durante i nostri avvistamenti.
  2. Passiamo poi alla alert zone. In questo caso abbiamo superato la distanza, non siamo più invisibili e oltrepassando questo limite, l’animale smette di fare quello a cui si stava dedicando. Ci ha visto e deciderà se scappare, perché ci vede come una minaccia, o se continuare nell’attività precedente, non considerandoci un pericolo. A questo punto un buon osservatore dovrebbe arretrare e/o nascondersi per evitare di stressare ulteriormente l’animale e far sì che tutto torni alla normalità.
  3. La terza zona è la warning zone. Qui siamo ancora più vicini all’animale, il quale ci inizia a dare segnali di stress e di disagio, che noi dovremmo essere in grado di leggere e comprendere. Vocalizzare, muovere le orecchie, agitare la coda, sbuffare, ringhiare, gonfiarsi… sono tutti segnali di avviso, della serie “Umano, ti stai avvicinando troppo. Avvicinati a tuo rischio e pericolo. Io ti sto avvisando”.
  4. Se non consideriamo l’avviso o non sappiamo leggere i messaggi di warning dell’animale stressato, oltrepassiamo il limite ed entriamo nella critical zone: la zona più pericolosa, per noi e per il benessere della fauna selvatica. Ci siamo avvicinati troppo all’animale che a questo punto potrebbe essere fortemente spaventato dalla nostra presenza e dal nostro disturbo. Le reazioni che può mettere in atto sono due: fuggire o attaccarci, ma prima ci aveva avvisati. Nessun animale attacca senza preavviso. Nel vero rispetto delle osservazioni in Natura non si deve mai arrivare in questa zona! Non esiste il “brivido” del rischio.

Le App per identificare gli animali

Per potersi divertire durante un’escursione, senza necessariamente avvicinarsi muso a muso con un animale selvatico, è possibile scaricare diverse App che ci aiutano a identificare gli animali attraverso una semplice foto dal cellulare o un suono che registriamo. Qui un elenco di alcune:

BirdsEye Bird Finding Guide – per tracciare i nostri avvistamenti di avifauna.

Collins Bird Guide – guida aggiornata su tantissime specie di uccelli per riconoscerli e saperli identificare.

Seabook – per l’identificazione di specie ittiche e marine.

Bird net – un’ottima app che ci permette di riconoscere gli uccelli attraverso il loro canto, che possiamo registrare sul momento.

Fungitron – guida per identificare i funghi.

iNaturalist – Social nerwork che permette di identificare piante e animali, grazie ad un vastissimo database creato dagli stessi utenti. È basato sulla teoria del citizen science, ossia che siano proprio i cittadini ad aumentare la scienza, in questo caso grazie alle loro osservazioni. iNaturalist è un’iniziativa congiunta della California Academy of Sciences e della National Geographic Society.

PlantNet – idenficazione approfondita del mondo vegetale.

Insomma, proviamo a vivere la Natura come spettatori rispettosi e non come attori invadenti.

 

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