• Natura
    • Animali, piante e habitat
    • Amici animali
  • Uomo e pianeta
    • Ambiente
    • Società
  • Scienza
  • Cultura
    • Libero pensiero
    • Personaggi
    • Eventi e iniziative
    • Recensioni
    • Edinat
  • Eco Lifestyle
    • Buone pratiche
    • Cibo e benessere
    • Mobilità sostenibile
  • Viaggi e outdoor
    • Italia
    • Mondo
    • Consigli e attrezzature
  • Fotografia
    • Si fa così
    • Fotoemozioni
  • Video
La Rivista della Natura
  • Ogni giorno notizie su Uomo, Ambiente e Pianeta

  • Abbonamenti
  • Autori
  • Pubblicità
  • vai
  • vai
La Rivista della Natura
  • vai
  • vai
  • Natura
    • Animali, piante e habitat
    • Amici animali
  • Uomo e pianeta
    • Ambiente
    • Società
  • Scienza
  • Cultura
    • Libero pensiero
    • Personaggi
    • Eventi e iniziative
    • Recensioni
    • Edinat
  • Eco Lifestyle
    • Buone pratiche
    • Cibo e benessere
    • Mobilità sostenibile
  • Viaggi e outdoor
    • Italia
    • Mondo
    • Consigli e attrezzature
  • Fotografia
    • Si fa così
    • Fotoemozioni
  • Video
condividi twitta WhatsApp
stai leggendo Il piccolo Parco di Monteveglio, uno scrigno di biodiversità
Prima pagina
Viaggi e outdoor
Italia
RICCA VARIETÀ DI AMBIENTI / SECONDA PARTE

Il piccolo Parco di Monteveglio, uno scrigno di biodiversità

Il piccolo Parco di Monteveglio, uno scrigno di biodiversità
I resti del Castello della Cucherla. © Archivio Parco Abbazia di Monteveglio/G. Baldazzi

Francesco Tomasinelli Francesco Tomasinelli 16 Ott 2020

 

Leggi qui la prima parte dell’itinerario

 

Il piccolo Parco di Monteveglio, sulle delle colline bolognesi a metà strada tra Modena e Bologna, ha caratteristiche davvero uniche.

Monteveglio è un piccolo centro costituito da due abitati distinti: il più antico è posto sul culmine di una collina, mentre ai piedi del colle si estende l’abitato più recente. Tutto intorno dominano ampie distese agricole ben integrate con il paesaggio.

Alle spalle del borgo, verso Est, il contesto cambia: i campi e gli incolti, punteggiati da qualche acero solitario (Acer campestre), decorano il paesaggio, delimitato dalle colline e da aree boschive più fitte. Queste ultime non sono molto estese; si tratta in prevalenza di querceti di roverella (Quercus pubescens) modellati dagli interventi dell’uomo, che nei secoli ha destinato i terreni più produttivi all’agricoltura, in particolare ai vigneti. In tempi recenti alcuni campi sono stati progressivamente abbandonati e sono ora ritornati allo stato seminaturale con una ricca presenza di ginestra (Spartium junceum), rosa selvatica (Rosa canina), biancospino (Crataegus levigata) e alberi da frutto. Purtroppo l’acacia (Robinia pseudoacacia), pianta infestante di origine americana, si è insediata anche in questi ambienti.

Nelle praterie, dominate dalle graminacee, crescono salvia (Salvia pratensis), fiordaliso bratteato (Centaurea bracteata), millefoglio (Achillea millefolium), ma anche varie specie di orchidee (Ophrys apifera, O. fuciflora, O. fusca, Orchis morio), mentre ai margini del querceto compaiono le infiorescenze di Orchis purpurea, Orchis simia, Limodorum abortivum.

Nel cuore del parco scorre il Rio Ramato, un piccolo e integro torrente che nasce tra i calanchi, che ha favorito lo sviluppo di un bosco ripariale ben conservato dove all’orniello (Fraxinus ornus) e al nocciolo (Corylus avellana) si affiancano anche il carpino nero (Ostrya carpinifolia), il pioppo (Populus alba) e il salice bianco (Salix alba).

MONTEVEGLIO_VITI

I filari di viti tra i campi che circondano Monteveglio. Nel Parco si producono diversi vini DOC, tutelati dal Consorzio dei Colli bolognesi. © F. Tomasinelli

La fauna

Questa varietà di ambienti tra loro molto ravvicinati crea le condizioni ideali per la convivenza di un notevole numero di specie animali in relazione all’estensione limitata del Parco.

All’alba e al tramonto è possibile scorgere un mammifero di grande taglia come il capriolo (Capreolus capreolus) che dopo un lungo periodo di assenza dalla collina è ritornato in questi territori.

Nelle radure si incontrano lepri (Lepus europaeus), volpi (Vulpes vulpes) e a volte anche tassi (Meles meles) e faine (Martes foina), mentre nei pressi dei corsi d’acqua si notano le gallerie dell’arvicola campestre (Microtus arvalis).

Tra i piccoli mammiferi è diffuso un po’ ovunque il riccio (Erinaceus europaeus), mentre scoiattolo (Sciurus vulgaris), ghiro (Glis glis), moscardino (Muscardinus avellanarius) e arvicola rossastra (Clethrionomys glareolus) sono più frequenti nelle aree boscate.

Anche gli uccelli frequentano questi ambienti in gran numero, a cominciare da rondini (Hirundo rustica) e balestrucci (Delichon urbica) che, in primavera, volano senza sosta alla ricerca di insetti attorno agli edifici più antichi. L’abbondanza di insetti e la disponibilità di semi attirano anche l’usignolo (Luscinia megarhynchos), la capinera (Sylvia atricapilla), lo scricciolo (Troglodytes troglodytes), il luì piccolo (Phylloscopus collybita), il pettirosso (Erithacus rubecula), il fringuello (Fringilla coelebs) e, con un po’ di fortuna, non è difficile scorgere la colorata upupa (Upupa epops) sul margine dei boschi. I più grandi rappresentanti dell’avifauna locale, escludendo gli aironi, occasionali visitatori, sono i rapaci come il gheppio (Falco tinnunculus) e la poiana (Buteo buteo) che pattugliano costantemente i campi e i calanchi.

La fauna minore è ben rappresentata, sempre grazie alla sorprendente varietà di ambienti. Tra i rettili la presenza più curiosa è quella dalla luscengola (Chalcides chalcides), un sauro dall’aspetto serpentiforme, caratteristica dei prati secchi e riarsi. Le sue zampe sono quasi atrofizzate e il muso è liscio e smussato, per consentire al rettile di muoversi con più efficacia tra gli arbusti e infilarsi rapidamente nel terreno.

Nelle zone più umide e ombrose si incontrano la raganella italiana (Hyla intermedia), la Rana dalmatina, l’onnipresente rospo comune (Bufo bufo) e, più raramente, il tritone crestato italiano (Triturus carnifex) e il tritone punteggiato (Triturus vulgaris).

Tra i rettili, i più comuni, oltre alle lucertole muraiole (Podarcis muralis), sono i ramarri occidentali (Lacerta bilineata) e i biacchi (Hierophis viridiflavus).

Vita tra i calanchi

I calanchi sono uno degli ambienti naturali ecologicamente più selettivi. Il paesaggio, privo della copertura di un’abbondante vegetazione, viene sottoposto all’azione della pioggia, del vento e del sole. Le piante, in particolare, devono resistere a condizioni estreme, date dal calore estivo, dalla scarsità d’acqua, dall’instabilità del substrato e dalla grande concentrazione di sali nel terreno.

D’estate il paesaggio appare quasi privo di copertura vegetale, dal momento che molte piante hanno concluso il loro breve ciclo vegetativo e altre sopravvivono con organi sotterranei o perdendo le foglie per diminuire la traspirazione.

In primavera e autunno si assiste a una ripresa della vita vegetale. Caratteristici sono l’astro spillo d’oro (Aster linosyris), i cui tenui capolini gialli compaiono in estate, la gramigna (Cynodon dactylon) e la sulla (Hedysarum coronarium), dalle vistose macchie di fiori rosso-violacei. Presenti anche la carota selvatica (Daucus carota), la scorzonera delle argille (Podospermum canum) e l’ononide di Masquillieri (Ononis masquillierii), una leguminosa a fiori rosati endemica di Emilia-Romagna e Marche. Dove il terreno è più stabile compaiono anche arbusti pionieri, come ginestra (Spartium junceum) e rosa selvatica (Rosa canina), a volte accompagnati da giovani roverelle (Quercus pubescens) provenienti dai boschi ai margini dei calanchi.

Frequentatori abituali di questi luoghi sono anche alcuni rettili come il biacco, il ramarro e la luscengola, anche se gli inquilini più tipici sono gli insetti. Fra i più curiosi, la cavalletta grigia Oedipoda germanica, perfettamente mimetizzata sull’argilla, ma in grado di svelare sorprendenti ali azzurre, e una mantide, l’esile e aggraziata Empusa pennata, che riesce a rendersi praticamente invisibile sugli arbusti secchi.

calanchi

L’area calanchiva è, da un punto di vista geologico e naturalistico, tra le zone più interessanti del Parco. In primavera le distese brulle si colorano di fioriture, come quelle rosse della sulla, nella foto. © F. Tomasinelli

Le colline del gheppio

È uno dei rapaci italiani più adattabili e comuni, facilmente avvistabile a Monteveglio, dove diverse coppie cacciano nei campi e tra i calanchi. Di un bel colore castano punteggiato di macchiette scure, con la testa grigia, il gheppio (Falco tinnunculus) risulta facilmente riconoscibile sia per le dimensioni (circa 70-80 cm di apertura alare) sia per il volo a “spirito santo”, che consiste nel rimanere immobile in cielo contro vento, sostenendosi con profonde battute d’ala. Da questa posizione il rapace piomba su piccoli roditori, rettili e grossi insetti, le sue prede abituali.

gheppio

Un gheppio, tra gli uccelli presenti nell’area.

Itinerari

Il Parco ha un’estensione molto limitata e si può girare agevolmente a piedi. La formula ideale prevede di lasciare l’auto presso il Centro Parco San Teodoro e proseguire verso l’Abbazia, tappa obbligata della visita, normalmente chiusa al pubblico, ma visitabile su prenotazione.

Tutti i sentieri sono ravvicinati e le modeste altezze consentono di passare da un percorso all’altro facilmente. Dall’Abbazia si può raggiungere a piedi il rudere Africa (un antico insediamento agricolo così chiamato per l’aridità del luogo), visitando nel contempo la zona dei calanchi.

Più in basso si trova l’itinerario del Rio Ramato che scende ripido attraverso un bosco umido di pianura. Il percorso si sviluppa sulle rive del corso d’acqua, in un ambiente caratterizzato da un microclima fresco, e termina a breve distanza dal parcheggio situato all’ingresso dell’abitato di Monteveglio.

Per chi possiede una mountain-bike esiste anche un itinerario ciclabile che si snoda lungo il perimetro del Parco percorrendo strade in prevalenza asfaltate ma con dislivelli impegnativi e che conduce alla scoperta della valle del Rio Paraviere, nel settore più meridionale del parco.

Da non perdere

In primavera inoltrata una passeggiata dal complesso dell’Abbazia verso le creste dei calanchi in direzione del rudere Africa. Le distese grigie di argilla sono colorate delle piante in fiore e ravvivate dall’attività degli animali, primi fra tutti i gheppi che sorvegliano il territorio a caccia di lucertole e piccoli mammiferi tra gli arbusti.

  • argomenti
  • Monteveglio

Potrebbe interessarti:

Tra colli e vigneti, il piccolo Parco di Monteveglio

Tra colli e vigneti, il piccolo Parco di Monteveglio

Uno scrigno di tesori nel Parco Nazionale del Gran Paradiso

Uno scrigno di tesori nel Parco Nazionale del Gran Paradiso

Colli Euganei, uno scrigno di biodiversità

Colli Euganei, uno scrigno di biodiversità

  • vai
  • vai
La Rivista della Natura
Sezioni
  • Natura
  • Uomo e pianeta
  • Scienza
  • Cultura
  • Eco Lifestyle
  • Viaggi e outdoor
  • Fotografia
  • Natura TV
  • Autori
Contatti
  • Redazione
  • Pubblicità
  • Publiredazionali
  • Abbonamenti
  • Diventa autore
Seguici
  • Facebook
  • Youtube
  • Vimeo
  • Instagram

© 2014 – 2026 Edinat - Edizioni di Natura - Milano · P.I./C.F. 02938530132

  • Dichiarazione sulla Privacy (UE)
Gestisci Consenso Cookie
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
  • Gestisci opzioni
  • Gestisci servizi
  • Gestisci {vendor_count} fornitori
  • Per saperne di più su questi scopi
Visualizza le preferenze
  • {title}
  • {title}
  • {title}