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Natura
Animali, piante e habitat
la flora notevole

Colli Euganei, uno scrigno di biodiversità

Colli Euganei, uno scrigno di biodiversità
Semprevivo ragnateloso

Paolo Roccaforte Paolo Roccaforte 22 Apr 2019

Tra la flora notevole dei Colli Euganei è senz’altro da annoverare il Semprevivo ragnateloso (Sempervivum arachnoideum), una pianta perenne che presenta foglie succulente, riunite in una rosetta basale, ad apice acuto, terminante con un ciuffo di lunghi peli delicati biancastri che collegano tra loro gli apici in un minuto intreccio di fili bianchi come una ragnatela, da cui l’epiteto specifico. Le rosette hanno dimensioni di pochi centimetri, il fusto si allunga alla fioritura fino a raggiungere i 15 cm.

I fiori, portati in gruppi su un unico scapo fiorale, hanno 8-10 petali di colore rosso-violetto con nervatura centrale porporina e compaiono tra giugno e settembre.

Dopo la fioritura la rosetta di foglie muore, lasciando però attorno a sè alcune rosette figlie, originatesi per divisione vegetativa. È questo un tipo di moltiplicazione che porta alla formazione di dense colonie le quali rivestono come un tappeto l’arida roccia. È infatti pianta di ambienti aridi, che si ritrova su rupi e pietraie aridissime, ma anche su muri e tetti.

Il Semprevivo ragnateloso è una specie delle montagne dell’Europa meridionale presente in tutte le regioni dell’Italia settentrionale e centrale, soprattutto lungo le Alpi e gli Appennini sino al Molise. Ha una distribuzione altitudinale molto ampia, circa dai 400 m fino a 3200 m.

Nel territorio euganeo cresce solo tra le rocce vulcaniche del Monte Ceva, che diversamente dagli altri colli, presenta la cima totalmente a roccia.

La presenza locale di questa pianta è interessante, perché i Colli sono a grande distanza dalle stazioni abituali della specie nelle Alpi e Appennini. Essa migrò sui Colli durante le glaciazioni quaternarie, trovando rifugio sulle rupi silicee esposte a mezzogiorno. Questa specie è quindi da considerarsi, per gli Euganei, un relitto glaciale e assieme a poche altre testimonia come, durante le glaciazioni, i Colli funzionassero da “plesso di rifugio” nelle cui stazioni privilegiate poterono sopravvivere, a breve distanza dai ghiacciai, diverse specie d’ambiente montano.

Nel dirupato versante sud del Monte Ceva il Semprevivo entra in competizione con il Fico d’India nano (Opuntia humifusa), una pianta grassa suffruticosa, con fusti striscianti, appressati al suolo, suddivisi in articoli ellittici (cladodi) compressi, tenacemente concatenati a zig zag, verdi e carnosi.

Le foglie si presentano come dure spine aghiformi sparse, biancastre o brune, lunghe 1-2 cm, circondate alla base da un ciuffo di setole ispide munite di uncini rivolti all’indietro. Fiorisce tra giugno e luglio con fiori grandi e vistosi, solitari, di breve durata e formati da numerosi tepali di color giallo smagliante; il frutto è una bacca allungata, rosso-scura, con polpa insipida e numerosi semi alati.

Specie ornamentale di origine nordamericana (si tratta di un vero cactus in miniatura), venne importata in Europa dopo il 1500. Grazie alla sua frugalità, è in grado di colonizzare ambienti tra i più secchi e impervi, propagandosi con rapidità in quanto ogni sua parte produce radici con la massima facilità. Sui Colli è largamente naturalizzata in varie stazioni rupestri dove non ha validi concorrenti e solo sul Monte Ceva trova nel Semprevivo una specie in grado di contenderle lo spazio.

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