di Sara Parigi
biologa marina e volontaria di Worldrise
Il pesce spada (Xiphias gladius) deve il suo nome alla forma caratteristica della mascella superiore, allungata, appiattita e tagliente. Questa struttura, evolutasi come un vero e proprio “arma naturale”, viene usata per cacciare: l’animale si lancia nei banchi di sgombri, aringhe e acciughe, colpendoli lateralmente per stordirli o ferirli a morte. La sua affilatura ha affascinato l’uomo fin dall’antichità, quando veniva utilizzata come punta di lance o coltelli.
Il rostro può raggiungere un terzo della lunghezza del corpo ed è composto da una struttura laminare che lo rende leggero ma resistente. Questa caratteristica gli permette di ridurre la resistenza all’acqua e di nuotare a velocità impressionanti: il pesce spada può superare i 60 km/h, rendendolo uno dei più veloci nuotatori dell’oceano.
Oltre alla sua agilità, possiede un’ulteriore peculiarità. Pur essendo un animale a sangue freddo, è in grado di aumentare la temperatura di occhi e cervello fino a 20 °C in più rispetto all’acqua circostante. Questo fenomeno, chiamato endotermia parziale, è reso possibile da speciali muscoli situati vicino all’occhio, che generano calore riscaldando il sangue diretto verso retina e cervello. Il risultato è una visione e una prontezza costanti, anche nelle acque più fredde e profonde.
Purtroppo, la notorietà del pesce spada non si limita alle sue straordinarie caratteristiche biologiche. È infatti una delle specie più ricercate dalla pesca commerciale e risulta oggi sovrasfruttato in tutto il mondo. Nel solo Mediterraneo vengono catturate circa 9.000 tonnellate all’anno, per un giro d’affari superiore ai 200 milioni di euro, a cui si aggiunge il commercio illegale che colpisce soprattutto gli esemplari giovani, sotto la taglia minima consentita. Si stima che la popolazione mediterranea residua sia ormai inferiore al 30% di quella originaria.
La situazione è grave, ma invertire la tendenza è ancora possibile. Tra gli strumenti più efficaci c’è l’istituzione di Aree Marine Protette con zone di protezione integrale, dove la pesca è vietata e gli stock ittici hanno la possibilità di rigenerarsi. Fondamentale è anche una gestione più attenta e controlli severi per contrastare il prelievo illegale.
In questa direzione si muove l’Alleanza 30×30 Italia, iniziativa della Fondazione Worldrise che riunisce oltre 80 associazioni e movimenti di tutela ambientale. L’obiettivo è ambizioso ma necessario: proteggere almeno il 30% dei mari italiani entro il 2030, promuovendo e supportando nuove Aree Marine Protette. Solo così sarà possibile garantire un futuro al pesce spada e, più in generale, alla straordinaria biodiversità dei nostri mari.
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