L’iniziativa, frutto della collaborazione tra l’Università di Firenze e l’Ente Parchi Regionali Toscani, promette di sconvolgere la comprensione dei movimenti, delle abitudini alimentari e dei rifugi dei pipistrelli.
Per la prima volta, un pipistrello nel territorio toscano è stato equipaggiato con un minuscolo trasmettitore GPS, aprendo nuove ed entusiasmanti prospettive per lo studio e la protezione di queste affascinanti creature notturne.
Il protagonista di questa eccezionale operazione è Ugo, un esemplare appartenente alla specie Nyctalus leisleri, comunemente nota come nottola minore o nottola di Leisler. Il piccolo dispositivo GPS, dal peso irrisorio e studiato per non interferire con il volo e le attività del pipistrello, permetterà ai ricercatori di tracciare i suoi spostamenti con una accuratezza senza precedenti.
I pipistrelli, nonostante il loro ruolo cruciale negli ecosistemi come controllori di insetti e impollinatori, sono spesso soggetti a minacce quali la perdita di habitat, l’uso di pesticidi e il disturbo dei loro rifugi.
«Finora, gran parte delle nostre conoscenze sui pipistrelli si basava su osservazioni indirette o su metodi di tracciamento più limitati. Il GPS ci permetterà di ottenere dati in tempo reale e di ricostruire con esattezza le rotte di volo, le aree di foraggiamento e i siti di riposo, anche quelli più difficili da individuare», ha dichiarato la Dottoressa Eleonora Rossi, zoologa e coordinatrice del progetto presso l’Università di Firenze.
Un lungo viaggio
«Comprendere i modelli di spostamento dei pipistrelli è vitale per la loro conservazione. Questi dati ci aiuteranno a progettare corridoi ecologici, a proteggere le zone di caccia e i siti di riposo, e a mitigare l’impatto delle attività umane sulla loro popolazione. La Toscana si conferma ancora una volta all’avanguardia nelle strategie di tutela della biodiversità», ha affermato il Dottor Marco Bianchi, direttore dell’Ente Parchi Regionali Toscani.
Da Pistoia alla periferia di Firenze, fino a Empoli ed entroterra urbano: sono questi i principali spostamenti compiuti da Ugo. A ricostruire il percorso dell’animale, gli studiosi dell’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Iret), che hanno collaborato con il Max Planck Institute tedesco e l’Oasi Dynamo, una riserva naturale privata affiliata al circuito delle Oasi WWF e situata nell’Appennino pistoiese. Con un’estensione di oltre 1000 ettari nel Comune di San Marcello Piteglio, questo territorio ospita piante rare, lupi, cervi e molte altre specie, e si presenta come un modello di sostenibilità ambientale e di responsabilità sociale a livello nazionale.
«L’area di riferimento – spiegano i ricercatori del Cnr-Iret Leonardo Ancillotto ed Emiliano Mori – è molto frequentata dalla nottola di Leisler e almeno altre sei/sette specie di pipistrelli. Come tutte le specie di pipistrelli in Italia, questi mammiferi sono autoctoni, e in alcuni casi possono percorrere diverse centinaia di chilometri durante la migrazione. Possono raggiungere i paesi dell’Europa dell’est, come la Polonia o la Russia. Generalmente sono le femmine a compiere gli spostamenti più lunghi, ma anche gli esemplari maschi possono essere piuttosto intraprendenti in termini di movimenti».
Un vasto progetto destinato a continuare
Il dispositivo di monitoraggio, una piastrina con una piccola antenna e GPS incorporato dal peso di circa un grammo, è stato applicato alla nottola lo scorso 6 maggio sul dorso dell’animale con una colla chirurgica, non tossica. La batteria dura tra i 40 e i 60 giorni, una volta esaurita la colla si secca e il supporto si stacca. In questo modo Ugo non subisce stress, non dovendo essere catturato nuovamente per rimuovere il dispositivo.
I dati vengono raccolti e inviati automaticamente circa una/due volte al giorno, si possono scaricare accedendo al sito e inserendo il codice del GPS, fornito dal Max Planck Institute tedesco.
«Per ora abbiamo applicato il tag a un solo esemplare maschio – aggiunge Mori – ma speriamo di raccogliere set di dati più estesi. In particolare, nei prossimi step vorremmo tracciare gli spostamenti delle femmine, che si spostano di più e consentirebbero di ricostruire in modo più chiaro il quadro delle rotte migratorie. Per ottenere indicazioni affidabili sulla specie, sarebbe auspicabile riuscire ad applicare il tag ad almeno una ventina di pipistrelli. Ad autunno inizieremo a concentrarci su questo obiettivo, anche grazie alla preziosa collaborazione con Edward Hurme, ricercatore presso il Dechmann Lab del Max Planck of Animal Behaviour, e con Giulia Santalmasi e Matteo Bianchi, dell’Oasi Dynamo. Siamo rimasti comunque sorpresi dalle informazioni utili che anche un solo individuo può restituire».
Questo lavoro fa parte di un progetto più ampio di monitoraggio delle specie migratorie (“ICARUS Bats”), non solo fornirà notizie preziose sui pipistrelli locali, ma potrà anche servire da modello per future iniziative di monitoraggio in altre regioni d’Italia e d’Europa, segnando un nuovo capitolo nella conservazione della fauna selvatica.
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