Le Alpi Apuane, per le loro peculiarità geomorfologiche e biogeografiche, hanno da sempre attratto l’interesse dei botanici. Un primo elenco completo di tutte le felci, conifere e piante a fiore di quest’area fu pubblicata da Pietro Pellegrini nel 1942, aggiornato poi da Erminio Ferrarini tra il 1994 e il 2000. In entrambi i casi, però, gli elenchi floristici ricavati erano relativi a un territorio diverso e più ampio, per cui finora non esisteva un vero e proprio elenco floristico aggiornato e mirato alle sole Alpi Apuane.
Il professore Lorenzo Peruzzi, del Dipartimento di Biologia e Direttore dell’Orto e Museo Botanico dell’Università di Pisa, ha realizzato uno studio che aggiorna i censimenti realizzati in passato e dal quale emergono tre nuove specie segnalate per la Toscana e 141 inserite nella “Lista Rossa Nazionale” delle piante a rischio di estinzione.
Il lavoro, “The vascular flora of the Apuan Alps (Tuscany, Central Italy)”, pubblicato nella rivista Italian Botanist, ha documentato un totale di 1987 tra specie e sottospecie, di cui 130 aliene, in un’area ampia 1056 km².
Le nuove specie
- Le native Vulneraria piccolina (Anthyllis vulneraria subsp. pulchella)
- Pigamo dei sassi (Thalictrum minus subsp. saxatile)
- e l’esotica casuale Fior di pesco (Chaenomeles speciosa).
A rischio estinzione, tre specie gravemente minacciate
- Atamanta di Corti (Athamanta cortiana), un’ombrellifera endemica apuana che vive esclusivamente su rupi di marmo, fiorendo raramente
- l’Erba-unta di Maria (Pinguicula mariae), una graziosa pianta carnivora endemica apuana, dedicata alla studiosa Maria Ansaldi, scomparsa prematuramente nel 2013
- Felcetta atlantica (Vandenboschia speciosa), rara felce presente in Italia solo sulle Alpi Apuane, rappresentata anche nel logo del Parco Regionale delle Alpi Apuane.
Endemiche italiane
Nel territorio sono inoltre presenti 93 specie endemiche italiane, cioè che esistono in tutto il mondo solo in Italia, di cui 30 endemiche delle Alpi Apuane.
«La flora delle Alpi Apuane è particolarmente ricca, al di sopra dell’atteso per un’area di quell’ampiezza per quanto riguarda il numero di specie autoctone, ma fortunatamente anche al di sotto dell’atteso per il numero di specie aliene. In particolare, la maggiore ricchezza floristica si concentra sulle colline e montagne al di sopra delle città di Massa e di Carrara, che purtroppo però sono anche le zone maggiormente impattate dalle cave di marmo» afferma Lorenzo Peruzzi.
Il lavoro fa parte delle attività di ricerca svolte nell’ambito del progetto 3P_earthBIODIV, un importante finanziamento alla ricerca di base ottenuto dal nostro ateneo nell’ambito di un bando a cascata del National Biodiversity Future Center. Il progetto vede fortemente impegnato il gruppo di ricerca PLANTSEED Lab dell’Università di Pisa.
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