È il randagismo canino la minaccia più seria alla sopravvivenza del Lupo nel nostro paese. È quello che è emerso in un interessante webinar organizzato nell’ambito del progetto Life M.I.R.CO-Lupo al quale abbiamo partecipato e di cui vi anticipiamo gli aspetti più interessanti.
Il progetto LIFE M.I.R.CO-Lupo (Minimizzare l’impatto del randagismo canino sulla conservazione del lupo in Italia), iniziato nel 2015 è ormai in dirittura d’arrivo. Finanziato dal Programma LIFE dell’Unione Europea, si concluderà, infatti, nel prossimo mese di settembre con un convegno nazionale nel quale verranno presentati i risultati.
Nel webinar è stato fatto il punto su uno dei temi più complessi e importanti per il futuro di questo predatore, sebbene in genere poco noto all’opinione pubblica.
La popolazione dei lupi in italia si aggira su 1500-2500 individui (le stime sono sempre difficili e indicative). Sono presenti sulle montagne, dalla Calabria alle Alpi, con gruppi che oramai frequentano in maniera stabile anche la pianura Padana sino al Po.
Oltre ai “soliti” problemi di bracconaggio, impatti da traffico veicolare, avvelenamenti e la “cattiva fama”, che purtroppo non accenna a diminuire, i lupi oggi devono affrontare un nuovo subdolo nemico: l’incrocio con i cani.
Ibridi Lupo – Cane
In particolare, il randagismo canino è all’origine di accoppiamenti che producono ibridi fecondi e che, soprattutto se l’incrocio avviene tra una lupa e un maschio di cane, possono mettere in serio pericolo la conservazione del patrimonio genetico del Lupo. Perché i cuccioli, dopo essere stati allevati dalla madre, si uniscono ai branchi selvatici. Tra i quali, appunto, sempre più spesso si notano individui scuri o con colorazioni anomale.
Si tratta, infatti, di una forma di “ibridazione non naturale” che, favorita direttamente o indirettamente dall’uomo, può trasmettere al Lupo caratteri fisici, comportamentali e fisiologici di origine canina e quindi non adatti alla vita selvatica e al suo ruolo di super predatore.
Un problema che tocca anche altre specie selvatiche, come ad esempio la Puzzola o il Gatto selvatico. Nel Lupo, però, sembrerebbe interessare circa il 30% della popolazione. Benché protetta, ogni anno perde una parte importante dei suoi soggetti a causa del bracconaggio e di altri impatti antropici. Ed è quindi in costante rinnovamento del proprio patrimonio genetico. Per questo è fondamentale «sperimentare l’efficacia di soluzioni gestionali per ridurre l’impatto negativo dell’ibridazione antropogenica» come dice Luigi Molinari, zoologo del progetto presso il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano.
Cosa fare
Due gli strumenti messi in campo. Da un lato neutralizzare il potenziale riproduttivo degli individui ibridi Lupo-Cane. Dall’altro contenere il numero dei cani vaganti e randagi presenti nelle aree di progetto.
«Sono stati catturati – continua Molinari – complessivamente 21 animali. 19 di questi sono risultati ibridi alle indagini genetiche, e quindi sono stati sterilizzati. Inoltre, sul fronte delle attività dirette al contenimento del randagismo canino sono stati registrati all’anagrafe canina oltre 600 animali. Sono stati sterilizzati, su base volontaria, ben 57 cani ed effettuati oltre 480 trattamenti sanitari a cani di aziende agricole, catturando anche 25 cani randagi destinati poi ai canili».
Gli obiettivi di questo programma sono stati raggiunti mediante ventotto diverse azioni all’interno di due parchi nazionali. Si tratta di quello dell’Appennino tosco-emiliano e quello del Gran Sasso e Monti della Laga, partner di progetto assieme all’Arma dei Carabinieri, l’Istituto di Ecologia Applicata di Roma e Carsa s.r.l.
Un lavoro articolato in cui, come ha ben spiegato il Responsabile di progetto Willy Reggioni, alla dimensione sperimentale e innovativa della ricerca sul piano della conservazione della specie Lupo, si è affiancata una lunga e spesso creativa azione di comunicazione, sensibilizzazione e coinvolgimento delle comunità locali.
Questo allo scopo di creare sempre di più quelle basi di coscienza e conoscenza in grado di sfatare le numerose fake news e i piccoli e grandi tabù che ancora troppo spesso accompagnano l’immagine del Lupo presso il grande pubblico.
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