Partecipare a un viaggio “naturalistico” finalizzato alla scoperta dei mari dell’isola di Bali è un’esperienza che si pregusta anche prima di partire, soprattutto quando si sa di avere come compagno Emilio Mancuso, collega e valente fotografo come dimostrano queste sue foto.
Il viaggio si è dipanato lungo la costa di Bali da un reef all’altro, tra pesci, madrepore e mante che, oltre a regalarmi colori, ricordi e sensazioni, mi hanno permesso di fare un salto indietro nel tempo di una trentina di anni.

Una delle strutture di acciaio presenti nella baia di Permuteran. La corrente a basso voltaggio che percorre l’intera superficie favorisce la crescita del corallo. © Foto di Emilio Mancuso
Il reef nato sulle biorock
Motivo di questo viaggio nella memoria sono i soggetti di queste foto che ritraggono alcuni punti del reef artificiale installato nella baia di Permuteran grazie a un progetto promosso dalla Permuteran Bay Coral Protection Foundation e sostenuto dalle comunità locali rappresentate da pescatori, subacquei e operatori turistici.
In poche parole, sotto le acque di Permuteran si possono osservare delle cosiddette biorock, strutture di acciaio attraversate da una corrente a basso voltaggio prodotta da pannelli solari e piccole pale eoliche. Sono proprio queste strutture che mi hanno risvegliato il ricordo di un viaggio alle Maldive durante il quale avevo fatto degli esperimenti di reimpianto di frammenti di colonie di madrepore utilizzando una speciale colla subacquea. Sull’isola avevo incontrato l’architetto e tecnologo Wolf Hilbertz che insieme al prof. Thomas J. Goureau, grande esperto di coralli e presidente in carica della Global Coral Reef Alliance, aveva scoperto che il passaggio di una debole corrente elettrica in una rete di acciaio favoriva la precipitazione dei minerali disciolti nell’acqua di mare. E la conseguente formazione di un rivestimento di carbonato di calcio molto simile al substrato naturale che costituisce la base dei reef naturali.

Una scultura dalla forma di testa di elefante fa da substrato ai nuovi coralli della baia di Permuteran, nel West Bali National Park. © Foto di Emilio Mancuso
Sculture dicoperte di coralli
Quel prototipo, una sorta di igloo di rete di acciaio collegata a un piccolo generatore di corrente, era assolutamente sperimentale, ma stava già dando i suoi frutti. La tecnica evidentemente si era sviluppata e quello che avevo davanti alla mia maschera subacquea si presentava come un reef nascente formato da sculture di acciaio la cui forma imitava pesci, serpenti, imbarcazioni, cupole o contorte geometrie di cui gli abitanti del mare si stavano impadronendo e trasformando.
Le biorock di Permuteran sono oltre 70 e coprono una superficie di circa due ettari, un sabbione che sarebbe poco interessante per la sua natura ma che si è trasformato in un ambiente dove si osservano madrepore di ogni forma e colore in parte insediatesi naturalmente su queste strutture artificiali e in parte cresciute da frammenti raccolti da reef lontani e poi fissati alle biorock.
Nonostante l’acqua non sia limpidissima in quell’area, l’immersione non si dimentica e lascia il ricordo di una tecnica ormai collaudata che può servire a porre le basi per la ricostruzione di piccole scogliere madreporiche. Ci vorrà tempo, ma gli studi condotti in queste aree sperimentali hanno dimostrato che i coralli crescono più velocemente che sui reef naturali e hanno una maggiore capacità di ripresa dopo le ondate di calore che, come è tristemente noto, provocano la distruzione di vaste estensioni di reef in tutta la fascia tropicale.
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