È una delle specie più iconiche, dal rilevante interesse a livello conservativo: il falco pescatore (Pandion haliaetus), abitante del bacino del Mediterraneo, ha purtroppo risentito della persecuzione diretta e dello sfruttamento delle coste, subendo un drastico calo nella popolazione.
La specie, estinta in Italia negli anni ’60 -’70, è tornata a nidificare in Italia nel 2011, grazie ad un progetto di reintroduzione che, durante tutti questi anni, ha permesso di far nascere una nuova popolazione vitale.
Il lavoro scientifico “Genetic Variability and Family Relationships in a Reintroduced Osprey (Pandion haliaetus) Population: A Field-Lab Integrated Approach” recentemente pubblicato da ISPRA, Museo Naturale della Maremma e Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano nella rivista Diversity, si è avvalso sia di dati genetici, sia sul campo, per raggiungere rilevanti evidenze scientifiche sulla specie, sugli effetti della reintroduzione nel medio-lungo termine e sul valore del pool genico locale nei progetti di reintroduzione.
La situazione prima del reinserimento
La coppia di falco pescatore che ha nuovamente nidificato sul suolo italiano (2011) lo ha fatto dopo ben 42 anni nel Parco della Maremma, vicino alla foce del fiume Ombrone, in un’area palustre.
L’ultima schiusa delle uova di questo rapace in natura si colloca nel 1969, in nidi posizionati sulle coste sarde e siciliane. In Toscana invece, l’ultima nidificazione risale al lontano 1929, sull’isola di Montecristo.
Le coppie riproduttive distribuite tra la Corsica, isole Baleari, Algeria e Marocco, sono meno di un centinaio e perciò la popolazione mediterranea di falco pescatore costituisce un’entità vulnerabile sotto il profilo conservazionistico.
Anche la popolazione della Corsica ha rischiato di seguire lo stesso destino dei parenti che abitano il mediterraneo; nel 1974 ne restavano infatti solo 4 coppie. Per fortuna, grazie a efficaci e prolungati strumenti di conservazione e controllo del territorio si è ottenuto un recupero straordinario della specie, arrivando ad avere circa trenta coppie attualmente nidificanti.
L’avvio in Maremma
Il successo dell’operazione capitanata dal Parco regionale della Corsica ha creato le condizioni perché si potesse realizzare un progetto di conservazione coordinato, che interessasse anche le coste italiane.
Così, nel 2002, inizia finalmente il progetto di ricostituzione di una popolazione nidificante di falco pescatore anche nel Parco della Maremma.
Nel 2006 si è avviata la seconda fase del progetto, traslocando giovani individui prelevati dai nidi in Corsica a 5-6 settimane d’età.
Dal 2006 ad oggi, 33 pulli di falco pescatore sono stati prelevati dai nidi in Corsica e rilasciati in Toscana.
La prima straordinaria nidificazione è stata il frutto dell’incontro fra un maschio originario della Corsica, chiamato INDY, cresciuto e involato nel Parco, dai nidi artificiali, e una femmina non censita nata e cresciuta in natura.
Il ritorno di questa specie è di fondamentale importanza per la riorganizzazione della complessa piramide alimentare che contraddistingue gli ecosistemi acquatici, di cui il falco pescatore occupa il vertice. E difatti l’area prediletta per questa nidificazione è la foce del fiume Ombrone e il padule della Trappola, una zona umida caratterizzata da acque basse e colme di pesce.
Ma i falchi non frequentano solamente l’area del Parco della Maremma; molti di loro si sono allontanati in dispersione e si aspetta il loro rientro dopo la maturità sessuale; altri frequentano le molteplici aree umide costiere della Toscana.
L’obiettivo della ricolonizzazione, dunque, è stato raggiunto efficacemente.
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