Per decenni sono state raccontate come uno degli ecosistemi più fragili e minacciati del pianeta, destinate a dissolversi a causa dell’antropizzazione selvaggia, dell’acquacoltura intensiva e dell’erosione costiera. Oggi, però, la scienza definisce una nuova fotografia sul destino delle foreste di mangrovie.
Secondo una ricerca globale condotta dagli scienziati della Tulane University e pubblicata sulla rivista Science, questi straordinari alberi stanno ostentando segni percepibili e inattesi di ripresa a livello globale. L’analisi mette in luce come decenni di perdite storiche siano stati in larga parte bilanciati da una rigogliosa ricrescita e da una spontanea espansione territoriale.
La svolta
L’equipe di ricerca, guidata dal dottor Zhen Zhang e dal professor Daniel Friess del Dipartimento di Scienze della Terra e Ambientali della Tulane University, ha esaminato una mole impressionante di dati satellitari per capire come si sono evoluti questi ecosistemi negli ultimi quarant’anni.
I risultati pubblicati su Science indicano un chiaro punto di inversione di tendenza avvenuto intorno al 2010. Da quell’anno in poi, l’espansione naturale e i progetti di conservazione hanno iniziato a controbilanciare i tassi di deforestazione. Sebbene dal 1980 a oggi si registri ancora un saldo storico negativo a livello cumulativo, la tendenza attuale mostra che la velocità con cui le mangrovie guadagnano terreno ha quasi del tutto compensato la velocità della distruzione passata.
I dati dello studio divulgano un ulteriore dettaglio sulle modalità di questa espansione: circa due terzi (66%) del nuovo terreno conquistato dalle mangrovie è avvenuto attraverso l’occupazione di nuovi habitat marini in precedenza non boschivi, mentre il restante terzo è frutto della rigenerazione di aree forestali in passato deteriorate.
Non solo in estensione
L’innovazione vera del modello analitico utilizzato da Zhang, Friess e colleghi risiede nella capacità di vedere oltre i semplici confini cartografici, valutando in maniera quantitativa la salute interna della volta forestale (canopy density).
Dalla ricerca si mette in luce come le foreste superstiti non solo si stanno allargando, ma stanno diventando visibilmente più dense e sane. Le cosiddette foreste a “volta chiusa” (closed-canopy), ovvero quelle più fitte, mature e strutturate, sono passate dal rappresentare il 50% delle mangrovie globali negli anni ’80 a circa il 58% nel 2023. Un incremento che testimonia una drastica riduzione dei tassi di degradazione interna causati dall’attività umana e dalle tempeste tropicali.
«Il nostro studio offre una prospettiva nuova e più ottimista. I tassi di deforestazione e degrado stanno rallentando ovunque, dimostrando che quando allentiamo la pressione antropica, questi ecosistemi possiedono una straordinaria resilienza intrinseca» sostiene il primo autore dello studio, Zhen Zhang.
Una colonna portante contro la crisi climatica e l’innalzamento dei mari
La notizia del recupero delle mangrovie può essere considerata un’ottima boccata d’ossigeno per le strategie di mitigazione climatica basate sulla natura. Occorre ricordare, infatti che le mangrovie sono tra i campioni mondiali del cosiddetto “Blue Carbon” (il carbonio blu), sono capaci di incamerare e conservare nel proprio suolo fangoso fino a quattro volte più carbonio a differenza delle tradizionali foreste tropicali terrestri.
Inoltre, con l’innalzamento dei mari e l’aumento di intensità dei cicloni, le fitte radici a palafitta delle mangrovie sono scudi naturali insostituibili, capaci di dissipare l’energia delle onde, prevenire l’erosione costiera e salvare vite umane nelle comunità vulnerabili della fascia tropicale e subtropicale. Il fatto che le foreste stiano diventando più dense indica che la loro efficacia nel trattenere carbonio e proteggere le coste è oggi ai massimi storici.
Nonostante l’entusiasmo della comunità scientifica, gli autori invitano alla cautela, considerato che la ripresa non è distribuita in modo uniforme sul pianeta. Alcune regioni continuano a soffrire a causa di eventi climatici estremi o per via di minacce locali persistenti.
Inoltre, gli ecologi ricordano che una foresta giovane, appena rinvigorita, non possiede ancora l’immensa biodiversità e la capacità di stoccaggio di una foresta secolare.
Tuttavia, questa ricerca prova che invertire la rotta è possibile.
«Speriamo che questa storia di successo possa motivare ulteriormente i governi e le associazioni ambientaliste. Ci mostra che gli sforzi di conservazione intrapresi negli ultimi decenni stanno funzionando. Se diamo alle mangrovie lo spazio e il tempo necessari, loro sanno come tornare» conclude Friess.
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