Può un dipinto barocco del Seicento anticipare di quattro secoli una scoperta zoologica validata soltanto in tempi recenti? Secondo uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), la risposta è affermativa.
Nel 1611, il pittore fiammingo Jan Brueghel il Vecchio completava l’Allegoria dell’Aria, un’opera celebre per la minuziosa rappresentazione della fauna. Tra oltre sessanta specie di uccelli ed esemplari di chirotteri ben caratterizzati, gli studiosi hanno individuato un dettaglio a lungo inosservato e che solo di recente ha trovato conferma: un grande pipistrello che afferra e trattiene tra le fauci un piccolo passeriforme in pieno volo.
La morfologia del pipistrello ritratto coincide con i tratti distintivi della Nottola gigante (Nyctalus lasiopterus), affiancato nel dipinto da altre specie ben distinguibili (come i generi Plecotus e Pipistrellus).

(A) La tela L’Aria dipinta da Jan Brueghel il Vecchio nel 1611, un’allegoria dell’elemento aria.
(B) Pipistrello del genere Plecotus.
(C) Pipistrelli, probabilmente appartenenti alla famiglia Vespertilionidae.
(D) Pipistrello che rappresenta verosimilmente una nottola gigante (Nyctalus lasiopterus) con un uccello canoro catturato nella bocca durante il volo.
(E) Plecotus austriacus, coincidente con il genere rappresentato nel riquadro B.
(F) Pipistrellus kuhlii, un pipistrello vespertilionide che esemplifica il tipo morfologico rappresentato nel riquadro C.
(G) Nyctalus lasiopterus in volo, come l’individuo rappresentato nel riquadro D.
Fotografie di Daniel Fernández (E) ed Elena Tena (F e G). © PNAS
Predatori notturni
Per secoli, la zoologia ha considerato i Vespertilionidi europei come predatori strettamente insettivori o frugivori. Soltanto negli ultimi vent’anni, una complessa serie di indagini ecologiche e molecolari ha effettivamente dimostrato che la Nottola gigante — il più grande chirottero del nostro continente — integra regolarmente la propria dieta catturando piccoli uccelli in volo. Ciò avviene soprattutto durante le migrazioni, in piena notte ed a quote piuttosto elevate, in modo da rendere molto difficile l’osservazione diretta di questa tecnica di predazione.
La scienza è arrivata a confermare quanto rappresentato nel dipinto dell’artista fiammingo grazie alle tecniche più sofisticate di analisi indiretta del fenomeno:
- Analisi coprologiche – i primi indizi sono emersi dal ritrovamento di piume di passeriformi negli escrementi di N. lasiopterus, con frequenze che aumentavano drasticamente in concomitanza con i passi migratori stagionali.
- Genomica e Bioacustica – successive analisi molecolari della matrice fecale e il tracciamento acustico ad alta quota hanno confermato che non si trattava di necrofagia occasionale, ma di vera e propria predazione aerea attiva e regolare.
Riletta alla luce di queste evidenze, la tela di Brueghel perde i contorni della licenza artistica pensata per stupire il pubblico del Seicento, per rivelarsi un’accuratissima testimonianza eco-etologica.
Nell’era rinascimentale e barocca, il confine tra arte visiva e scienze naturali era estremamente labile: artisti come Brueghel, noto per la precisione quasi maniacale con cui rappresentava i dettagli della natura, operavano come veri e propri osservatori sul campo diventando così preziosi testimoni delle biodiversità dell’epoca.
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