Siamo a soli venti chilometri dal mare, sulle alture di Imperia, e già le montagne sfiorano i 2.000 metri. Si tratta di una lunga serie di creste che, correndo verso ovest tra l’Italia e la Francia, si connettono alle Alpi Marittime per poi dare vita al più grande complesso delle Alpi Settentrionali.
In questo angolo remoto di Liguria, e in particolare sui fianchi dei monti Toraggio e Pietravecchia, si snoda lo spettacolare Sentiero degli Alpini con i suoi passaggi arditi sulla roccia.
Questo tracciato, infatti, non è il tipico sentiero di montagna, con ripide vie che serpeggiano verso l’alto fino all’immancabile vetta con il cippo o la croce.
Il sentiero protagonista di questo itinerario gira attorno ai monti senza produrre pendenze eccessive, tagliando in costa la roccia e dando vita a suggestivi passaggi in bilico sullo strapiombo.
Si tratta quindi di un giro senz’altro spettacolare e non molto faticoso, ma chi accusa fortemente le vertigini dovrebbe evitarlo, anche se le nuove ferrate in funzione dall’agosto 2008 lo rendono molto sicuro.

Uno dei tratti più suggestivi del Sentiero degli Alpini, scavato interamente nella roccia. ©Francesco Tomasinelli
Costruito in meno di 3 anni
La nascita di un tracciato così complesso è dovuta, come spesso accade, ad una necessità militare emersa prima della Seconda Guerra Mondiale.
Mentre, infatti, i versanti francesi di queste montagne erano percorsi da una mulattiera agibile fin dall’Ottocento, quelli italiani erano privi di vie di comunicazione sicure.
Fu così che, tra il 1936 e il 1938, con grandissimi sforzi e impegno, venne costruito questo sentiero, con il preciso scopo di evitare l’artiglieria francese appostata sul versante occidentale della Val Roja.
Alla fine della guerra, il Sentiero degli Alpini venne abbandonato per poi essere ripristinato alla fine degli anni Ottanta, grazie alle energie profuse dalle sezioni locali del Club Alpino Italiano e della Provincia di Imperia.
Il percorso
Si prende il via dal Rifugio Allavena, presso il Colle della Melosa (1.540 metri), lungo la sterrata che si perde nel bosco.
Dopo cinquecento metri circa (che possono anche essere percorsi in auto, se le condizioni sono buone), in prossimità di un tornante a destra si prende, sulla sinistra, un sentierino contrassegnato da un triangolo rosso.
Da qui si prosegue in costa percorrendo un sentiero panoramico fino a un piccolo bosco di larici, in prossimità di un bivio. Prendendo a sinistra si accede al Sentiero degli Alpini propriamente detto.
Il tratto iniziale non è per nulla impegnativo: si procede in un debole saliscendi camminando sopra l’antica mulattiera, ma più avanti la strada si stringe ed emergono arditi passaggi scavati nella roccia calcarea del Monte Pietravecchia (2.038 metri).
Sconsigliato a chi soffre di vertigini
Per procedere bisogna abbassare il capo e schiacciarsi contro le pareti: sulla sinistra il Vallone delle Tane sprofonda rapidamente per decine di metri. Niente paura, comunque, perché nei punti più esposti è presente un cavo di metallo al quale aggrapparsi.
I più prudenti possono anche assicurarsi con i moschettoni, ma nella buona stagione nessun passaggio rende questo accorgimento indispensabile. In questo tratto, durante l’estate, si osservano le imponenti fioriture delle sassifraghe e, con un po’ di fortuna, il volo maestoso dell’aquila reale.
Dopo alcuni suggestivi passaggi tra le rocce si comincia a prendere quota, grazie a una serie di tornanti, piuttosto ripidi e faticosi, che conducono alla Gola dell’Incisa (1.685 metri), la sella che divide le cime del Monte Toraggio e del Monte Pietravecchia.
La Francia è a pochi metri da qui, come indicato dalla segnaletica visibile poco oltre il passo.
Lungo il fianco del Toraggio
Affacciandosi nella vallata verso nord si può avere un assaggio di quella che sarà la via del ritorno. Anzi, in caso di stanchezza o maltempo, è già possibile tornare indietro e rientrare al rifugio in meno di due ore.
Ma l’escursione “classica” prevede invece di proseguire verso sud lungo un altro bellissimo tratto inciso nella roccia, tagliando il fianco orientale del Toraggio. Superato un ultimo costone roccioso il paesaggio cambia ancora: le pietre lasciano il posto a un grande pendio erboso, punteggiato dai cardi, che risale verso il Passo di Fonte Dragurina (1.810 metri).
Da qui si può anche raggiungere la cima del Toraggio (1.973 metri): non ci sono reali difficoltà, serve solo un minimo di intuito nell’individuare i passaggi tra le rocce gradinate che in circa mezz’ora portano in vetta.
Ridiscesi al passo, si comincia a ritornare lungo la celebre Alta Via dei Monti Liguri (segnavia bianco-rosso con AV) che conduce in meno di un’ora alla già citata gola dell’Incisa.
Dopo questo tratto, decisamente aereo, si sale ancora, con pendenza lieve, ma costante, tra i larici fino ai prati del Passo della Valletta (1.909 metri). Un ultimo tratto conduce sulla strada sterrata che dal Monte Grai scende al rifugio e al Colle della Melosa, visibili più in basso.
L’Alta via dei monti liguri
Si tratta di un sentiero di 400 km che attraversa in cresta tutta la regione, da La Spezia a Ventimiglia, toccando molte delle più belle aree naturali liguri.
Percorrere l’Alta Via integralmente è un’esperienza profonda e decisamente impegnativa: bisogna mettere in conto quasi un mese di trekking con soste nei rifugi e nei paesi della montagna ligure.
Nel corso del 2007 l’Alta Via ha conosciuto un grande potenziamento; al classico segnavia, quadrato rosso e bianco con le lettere AV, si è aggiunta una nuova segnaletica dettagliata ed è stata allestita una rete di Centri Servizi. www.altaviadeimontiliguri.it
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