La Galilea è una delle zone più interessanti di Israele oltre che dal punto di vista naturalistico, anche da quello archeologico e paleonotologico. Una regione davvero unica al mondo per la straordinaria storia dell’uomo preistorico.
Qui il sito denominato Ohalo II, occupato alla fine della massima espansione dell’ultima era glaciale, tra 23.500-22.500 anni fa, è noto per l’eccellente conservazione delle sue capanne a cespuglio e dei resti botanici.
Scoperto nel 1989, in seguito a condizioni di siccità che hanno abbassato di diversi metri il livello dell’acqua del Lago di Galilea si estende per 2000 metri e si trova vicino alla punta meridionale della zona moderna del Lago, a circa 9 km a sud di Tiberiade.
Oggi, uno studio recentemente pubblicato sulla rivista PLOS ONE dal team dell’Istituto di Archeologia dell’Università Ebraica di Gerusalemme ha concluso – a seguito di un’attenta analisi di 22.000 ossa di animali rinvenute nel sito, oltre che della documentazione precedente sul numero di resti di piante carbonizzate, strumenti di selce e chicchi di cereali – che Ohalo II presenta un quadro di sussistenza diverso rispetto alla maggior parte degli altri siti del periodo Mesolitico e che questi sopravvissuti all’ultima era glaciale prosperavano mentre la maggior parte dei loro contemporanei erano quasi affamati a causa delle temperatura estremamente fredde. Ciò grazie al fatto che le oscillazioni climatiche durante l’ultimo periodo della massima glaciazione hanno avuto effetti minimi sull’Alta Valle del Giordano, in particolare vicino a Ohalo II, consentendo a quelle persone di utilizzare un’ampia nicchia ecologica composta da varie piante commestibili, mammiferi, rettili, uccelli e pesci.

Capanna 1 all’inizio dello scavo. La forma ovale scura è evidente sulla superficie, prima di scavare ed esporre i pavimenti. Vista verso sud. © Dani Nadel
Come è sottolineato dai ricercatori: «Nonostante la loro capacità di cacciare animali anche di grandi dimensioni, questi abitanti cacciavano una vasta gamma di prede. Le tartarughe, per esempio, erano tutte di taglia uniforme, il che potrebbe suggerire che i loro gusci da usare come ciotole, e non la loro carne, fossero l’obiettivo principale. La lepre e la volpe sono state probabilmente cacciate per le loro pelli».
Secondo lo studio, Ohalo II è dunque un meraviglioso esempio di una vera economia ad ampio spettro durante l’ultima era glaciale, proprio all’inizio del periodo epipaleolitico.
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