Proprio in questi giorni di tredici anni fa, il 13 settembre 2011, a 81 anni, moriva, da solo in un letto di ospedale romano, Walter Bonatti, uno dei più grandi alpinisti di tutti i tempi.
Nel decennio 1050-60 Walter Bonatti fu incontestabilmente il più forte alpinista al mondo, con una carriera incredibile che inizia in modo clamoroso a soli 21 anni con la scalata della parete Est del Grand Capucìn, una scura guglia di granito che emerge per 400 m dai ghiacci del M. te Bianco. Un’ impresa epica per l’epoca (1951), che il famoso alpinista francese Gaston Rébuffat definì come la più grande scalata su roccia mai realizzata sino a quel tempo.
Nato a Bergamo nel 1930, un fisico non gigantesco (era alto 1,75 m.), ma dotato di una forza fisica e soprattutto di una volontà fuori dal comune e quindi di una statura morale, quella sì, sopra la media,
Bonatti incarnò per decenni non solo la figura dell’alpinista fuoriclasse, ma anche quella dell’esploratore, giornalista e inviato speciale nei luoghi più remoti del Pianeta.
Dopo tante scalate e vette raggiunte nelle situazioni più estreme (una per tutte: la salita invernale delle pareti nord delle Tre Cime di Lavaredo, a soli 23 anni, in compagnia di un altro grande dell’alpinismo italiano, il lecchese Carlo Mauri) nel 1954 arriva la grande occasione che segnerà profondamente la carriera e la vita di Bonatti. La chiamata, da parte di Ardito Desio, di far parte della spedizione italiana per la salita, ancora inviolata, del K2, la seconda montagna più alta del mondo, con 8.611 metri.
Bonatti, che era il più giovane del gruppo, ebbe una parte importantissima per la riuscita della spedizione e l’arrivo in vetta del quarantenne Achille Compagnoni e di Lino Lacedelli. Ma il suo ruolo non fu mai riconosciuto dai suoi due compagni di arrampicata e tanto meno dal coordinatore Ardito Desio, che anzi lo accusarono di aver tradito il gruppo abbandonando le bombole di ossigeno vicino alla vetta per poterci salire lui prima degli altri.
Fatto sta che, lasciato solo, fu costretto a improvvisare un durissimo bivacco notturno a oltre 8000 metri di quota assieme al portatore hunza Amir Mahdi. I due riuscirono miracolosamente a superare la notte, rientrando tra lo stupore di tutti.

I componenti della spedizione italiana al K2 del 1954. Tratto da Walter Bonatti, “K2 la verità”, Baldini Castoldi Dalai Ed./ CC0 1.0 Deed
Il K2 rappresentò per Bonatti una ferita profonda. Una delusione che prima lo porterà ad intraprendere una lunga battaglia legale per ristabilire la verità e poi, dopo un’ultima salita in solitaria e in inverno della parete nord del Cervino, a lasciare per sempre l’ambiente dell’alpinismo professionistico per inventarsi letteralmente una nuova professione: quella dell’inviato-esploratore-fotografo, per il settimanale Epoca.
Grazie a una felice intuizione del direttore del periodico, Nando Sampietro, realizzerà da solo e a modo suo, cioè senza aiuti esterni, viaggi memorabili ai confini del mondo: da Capo Nord all’ isola di Pasqua; dal deserto della Namibia al ghiacciaio di San Valentin; della sua vita tra i pigmei dell’Ituri o tra gli aborigeni dell’ Orinoco. Una serie di missioni incredibili raccontate nel suo ultimo libro Un mondo perduto (Baldini Castoldi Dalai).
Con la figura di Bonatti-esploratore viene cioè riproposta la mitica figura del giornalista-viaggiatore ottocentesco, alla Henry Stanley. Sarà un successo travolgente e migliaia di lettori si identificheranno nei suoi viaggi, che contribuiranno alla nascita di quello che diverrà, pochi decenni più tardi, il settore del turismo naturalistico.
Dopo una lunga e appassionata storia d’amore con l’attrice Rossana Podestà, che non sposò mai e che appunto fu allontanata dal letto di morte del compagno in quanto non “ufficialmente coniugati”, oggi entrambi riposano nel piccolo cimitero di Porto Venere (SP), nei pressi della straordinaria Chiesa di San Pietro, a picco sul mare e con scorci mozzafiato sulle alpi apuane .
Come scrive in un bellissimo articolo su Alto-Rilievo Pietro Lacasella, Walter Bonatti «Per scaltrezza e resistenza fisica, potrebbe ricordare Ulisse in versione alpina».
Un Ulisse che, come quello dell’Odissea, oggi riposa in riva al mare assieme alla donna amata.
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