Siamo abituati a leggere titoli allarmistici sulla “formica di fuoco” che conquista la Sicilia o sul calabrone asiatico che distrugge i nostri alveari. Per anni, nel dibattito pubblico e scientifico, gli insetti sono stati descritti quasi esclusivamente come i cattivi della storia: specie aliene invasive capaci di devastare ecosistemi e agricoltura.
Tuttavia, una ricerca pubblicata su Nature Communications ribalta totalmente questa prospettiva, rivelando una realtà fino ad oggi trascurata: gli insetti sono tra le principali vittime delle invasioni biologiche.
I numeri della crisi
Lo studio, condotto dall’UK Centre for Ecology & Hydrology (UKCEH), raffigura la prima analisi globale di questo tipo. I ricercatori hanno analizzato dati provenienti da sei continenti, scoprendo che l’introduzione di specie aliene, sia animali, sia vegetali, provoca un impatto devastante sugli insetti autoctoni.
In media, le invasioni biologiche producono una riduzione del 31% dell’abbondanza di insetti terrestri e una perdita del 26% della ricchezza di specie (il numero di specie diverse presenti in un’area). In parole povere, dove arrivano le specie aliene, gli insetti locali non solo diminuiscono numericamente, ma rischiano di sparire del tutto.
Chi soffre di più?
Non tutti gli ordini di insetti reagiscono allo stesso modo. Lo studio evidenzia una vulnerabilità differenziata:
- Emitteri (cimici e affini): i più colpiti, con un calo medio del 58%.
- Imenotteri (api, vespe, formiche): subiscono perdite del 37%. Un dato allarmante, considerando il loro ruolo cruciale nell’impollinazione.
- Ortotteri (cavallette e grilli): annotano una diminuzione del 27%.
- Coleotteri: sembrano essere i più resilienti, con un calo del 12%.
I meccanismi dell’invasione
Le specie aliene per decimare gli insetti utilizzano un duplice meccanismo.
Da un lato, gli animali alieni (come piccoli mammiferi o altri insetti predatori) cacciano direttamente le specie locali o competono per le stesse risorse alimentari.
Dall’altro, le piante aliene sostituiscono la vegetazione nativa da cui gli insetti dipendono per nutrirsi e riprodursi, trasformando habitat ricchi in “deserti alimentari”.
«È fondamentale riconoscere gli insetti non solo come invasori, ma anche come vittime» spiega Grace Skinner, scienziata dei dati presso il UKCEH e guida dello studio. Il declino degli insetti non è solo un problema estetico o protezionistico: mette a rischio i servizi ecosistemici essenziali, dalla produzione di cibo attraverso l’impollinazione al controllo naturale dei parassiti.
Se la lotta alle specie aliene è già stata identificata dalle Nazioni Unite (IPBES) come una delle cinque principali sfide per la biodiversità globale, questo studio unisce un tassello indispensabile: senza una protezione mirata per le popolazioni di insetti nativi, l’intero equilibrio della vita sulla Terra rischia di vacillare.
La soluzione, secondo gli esperti, soggiorna nel consolidamento delle misure di biosicurezza e nella cooperazione internazionale per anticipare l’introduzione di nuove specie invasive. Solo così potremo difendere i piccoli architetti della nostra biodiversità, oggi più che mai sotto assedio.
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