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Il consumo di suolo non si arresta. E neppure le parole inutili

Il consumo di suolo non si arresta. E neppure le parole inutili
Foto: Rick Henzel/fotolia.com

Michele Mauri Michele Mauri 12 Mag 2015

Rapporto Ispra 2015 sul consumo di suolo in Italia conferma che nel nostro Paese si continua a consumare suolo. L’avanzata della copertura artificiale del nostro territorio non conosce soste. Quasi il 20% della fascia costiera italiana, oltre 500 Km2, l’equivalente dell’intera costa sarda, è perso ormai irrimediabilmente. Spazzati via anche 34mila ettari all’interno di aree protette , il 9% delle zone a pericolosità idraulica e il 5% delle rive di fiumi e laghi. Il cemento è davvero andato oltre invadendo persino il 2% delle zone considerate non consumabili (montagne, aree a pendenza elevata, zone umide).

Ma sono le periferie e le aree a bassa densità le zone in cui il consumo è cresciuto più velocemente. Le città continuano ad espandersi. Nella classifica delle regioni “più consumate”, si confermano al primo posto Lombardia e Veneto (intorno al 10%), mentre alla Liguria vanno le maglie nere della copertura di territorio entro i 300 metri dalla costa (40%), della percentuale di suolo consumato entro i 150 metri dai corpi idrici e quella delle aree a pericolosità idraulica ormai impermeabilizzate (il 30%).
Tra le zone a rischio idraulico è invece l’Emilia Romagna, con oltre 100mila ettari, a detenere il primato in termini di superfici. Monza e Brianza, ai vertici delle province più cementificate, raggiunge il 35%, mentre i
comuni delle province di Napoli, Caserta, Milano e Torino oltrepassano il 50%, raggiungendo anche il 60%. Il record assoluto, con l’85% di suolo sigillato, va al piccolo comune di Casavatore nel napoletano.

A rendere ancora più sconcertanti questi dati sono i commenti che li accompagnano. Nessuno si sente responsabile, come se il cemento fosse colato sulla nostra penisola da un’entità invisibile. “I dati Ispra sul consumo del suolo raccontano un’Italia che esaurisce in maniera sempre più preoccupante le sue risorse vitali, mettendo a rischio tante aree del Paese e dunque anche i cittadini” ha affermato il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti. Erasmo D’Angelis, Coordinatore della struttura di missione di Palazzo Chigi #italiasicura contro il dissesto idrogeologico, ha commentato: “È inaccettabile che in un paese come il nostro si continui a cementificare senza che ci sia una pianificazione con vincoli di inedificabilità sulle aree esposte al rischio idrogeologico”. Come a dire che il Governo non si assume responsabilità delle colate quotidiane che invadono città, campagne, coste e monti. Giampiero Sammuri, presidente di Federparchi, ha difeso il lavoro svolto dalle aree protette sostenendo che “l’aver abbassato la percentuale di suolo consumato all’interno di esse rappresenta uno dei risultati più importanti conseguiti dai parchi negli ultimi anni”. Pensa un po’, e io che ancora credevo che compito di parchi e riserve naturali fosse proprio quello di impedire nuovo consumo di suolo.

Si sconfina poi nel ridicolo, ma in realtà ci sarebbe da piangere, se si pensa che il Rapporto Ispra sul consumo del suolo è stato presentato a Milano, nel corso di un convegno collaterale a Expo. Quasi inutile ricordare che il primo passo di Expo è passato per l’esproprio e la cementificazione di 1000 ettari di suolo agricolo. Da lì in poi è impazzata l’edificazione infrastrutturale più o meno propedeutica all’evento che ha consumato molto altro suolo.
Colate di cemento e un vomito di parole.

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riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com

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