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Uomo e pianeta
Ambiente
IL RAPPORTO ISPRA E SNPA

Italia di cemento: non si arresta il consumo di suolo

Italia di cemento: non si arresta il consumo di suolo

Redazione Redazione 24 Set 2019

Ogni secondo, in Italia, due metri quadri di terreno vengono ricoperti da una colata di cemento.

Nel nostro Paese, dunque, nel 2018 sono stati coperti con cemento o asfalto 51 chilometri quadrati di territorio, in media 14 ettari al giorno.

I dati sono stati resi noti dal nuovo rapporto sul consumo di suolo elaborato da Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) e Snpa (Sistema nazionale di protezione dell’Ambiente).

Lontani dagli obiettivi Europei

Il documento sul consumo di suolo, presentato in Senato nei giorni scorsi, mostra come – nonostante il consumo di suolo si sia stabilizzato e non sia in aumento – l’Italia sia ancora molto lontana dagli obiettivi europei.

I traguardi europei, infatti, prevedono l’azzeramento del consumo di suolo netto, vale a dire il bilancio tra la copertura e l’aumento di superfici naturali attraverso interventi di demolizione, de-impermeabilizzazione e rinaturalizzazione.

Record negativo a Milano e Roma

Analizzando i dati delle singole città, emerge che Milano e Roma sono la maglie nere del consumo di suolo. Nel capoluogo meneghino sono stati cancellati – nel 2018 – 11 ettari di aree verdi per fare posto a cemento o asfalto.

Nella Capitale, invece, il consumo cancella, in un solo anno, 57 ettari di aree verdi.

Un esempio virtuoso arriva, invece, dalla città di Torino dove lo scorso anno sono stati riconquistati 7 ettari di terreno.

Perdita ecologica ed economica

Secondo i dati, negli ultimi sei anni a causa del consumo di suolo l’Italia ha perso superfici verdi che erano in grado di produrre 3 milioni di quintali di prodotti agricoli e 20mila quintali di prodotti legnosi, nonché di assicurare lo stoccaggio di 2 milioni di tonnellate di carbonio. Ma non solo: era garantita anche l’infiltrazione di oltre 250 milioni di metri cubi di acqua di pioggia che ora, scorrendo in superficie, non sono più disponibili per la ricarica delle falde acquifere.

Al danno ecologico si somma anche quello ambientale: le stime parlano di una perdita economica compresa tra i 2 e i 3 miliardi di Euro annui.

© riproduzione riservata
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com

 

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