Saint-Paul-lez-Durance è un quasi insignificante villaggio di circa 1000 abitanti nella provincia di Aix-Marsiglia-Provence, più vicino a Torino e a Milano di quanto non lo sia Roma.
Poche le attrattive: un antico castello, una splendida vista sulla valle della Durance e sul sito in costruzione di ITER, la più grande centrale a fusione nucleare del mondo.
ITER ha cominciato la fase di assemblaggio che durerà cinque anni, dopodiché l’impianto sarà in grado di iniziare a generare il plasma super caldo necessario per l’energia nucleare da fusione.
La nuova centrale nucleare ITER è frutto di una collaborazione tra Cina, Unione Europea, India, Giappone, Corea del Sud, Russia e Stati Uniti. In un afflato globalista che oggi appare un po’ “stonato”, il presidente francese Emmanuel Macron ha detto che questo sforzo riunirà i Paesi intorno a un bene comune. Tutti i Paesi membri partecipano ai costi di costruzione.
Si prevede che l’impianto comincerà a generare plasma – la prima fase del funzionamento – nel 2025. Il plasma, a temperatura “solare”, verrà confinato all’interno di una struttura chiamata “tokamak” (acronimo russo per “camera toroidale magnetica”) per controllare le reazioni di fusione.
Il presidente Macron ha detto: “ITER è chiaramente un atto di fiducia nel futuro. I più grandi progressi della storia sono sempre preceduti da scommesse azzardate, da viaggi irti di difficoltà”.
Il mondo intero – e per primi noi, i vicini di casa – speriamo vivamente che questa scommessa azzardata non venga persa… Abbiamo già avuto abbastanza grattacapi con il Covid!
Cos’è la fusione nucleare
I sostenitori dell’impianto dicono che la fusione nucleare potrebbe essere una fonte di energia pulita e illimitata, che aiuterebbe ad affrontare la crisi climatica e sottolineano come questo processo produca grandi quantità di energia con pochissima radioattività.
L’energia nucleare attualmente in uso deriva dalla fissione nucleare, un processo (semplificando) nel quale un atomo pesante viene diviso per produrne due più leggeri, liberando energia.
La fusione nucleare, di contro, funziona combinando due elementi leggeri per produrne uno più pesante e liberando anch’essa energia. Replica il funzionamento del Sole.
Da decenni, i ricercatori cercano di riprodurre questo processo sulla Terra, ovvero di “ricostruire il Sole dentro una scatola” come è stato paradossalmente definito il processo. L’idea è di prendere varianti di idrogeno gassoso, riscaldarle a più di 100 milioni di gradi fino a formare una sottile e fragile nube chiamata plasma, sospesa con potenti magneti all’interno del tokamak fino a quando gli atomi si fondono e rilasciano energia.
Il controllo di questo plasma nel tokamak è uno dei problemi maggiori che si presentano nel progetto di una centrale nucleare a fusione, ovvero la regolazione della temperatura e della densità del plasma per produrre una determinata quantità di potenza di fusione, evitando possibili instabilità termiche.
- © iter.org
- Il sito in costruzione della centrale a fusione nucleare ITER. © iter.org
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Alcuni tecnici sono scettici sulla praticabilità della fusione nucleare.
Renderla commercialmente vantaggiosa è tutt’ora difficile, perché nei centri di ricerca su piccola scala, gli scienziati faticano ancora a ottenere abbastanza energia dalle reazioni del combustibile, il deuterio e il trizio – varianti dell’idrogeno – che alimenteranno le reazioni di fusione, su ben più grandi dimensioni, di ITER.
Non solo. Con il prezzo dell’energia eolica e solare che continua a scendere, gli esperti dicono che queste fonti rinnovabili già esistenti potrebbero costituire una soluzione più economica e tempestiva per affrontare il cambiamento climatico e generare energia rispetto a una tecnologia ancora non pronta e collaudata come la fusione nucleare.
Già nel 2018, nell’ambito di una discussione sulla candidatura del Centro Enea del Brasimone a ospitare un tokamak sperimentale, Legambiente aveva scritto sulla sua rivista La Nuova Ecologia:
«Pur dichiarandola una fonte di energia illimitata e pulita, occorre al contrario specificare che la letteratura scientifica disponibile fornisce per la fusione valutazioni dell’inventario radioattivo, quantitativamente minore ma non certo trascurabile rispetto a rischi e danni sanitari della fissione. La fusione nucleare di Deuterio e Trizio, che si vorrebbe utilizzare per produrre energia con il progetto ITER e di cui in Italia si vorrebbe sperimentare una parte (DTT), produce neutroni che rendono radioattive le strutture e generano scorie radioattive: non le stesse scorie radioattive che vengono generate dalle classiche centrali nucleari “a fissione”, ma di altro tipo, meno durature, ma sempre radioattive».
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