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Uomo e pianeta
Ambiente
L'investimento dell'orso marsicano

Juan Carrito, il massacro sulle strade continua

La recente uccisione in Abruzzo del popolare orso marsicano Juan Carrito, investito da un’auto lungo la statale 17 nei pressi di Castel di Sangro, ha sollevato molta indignazione e tristezza tra gli amanti della natura, riproponendo una vecchia questione che non accenna a migliorare: il pericoloso rapporto tra il traffico stradale e la fauna selvatica

Juan Carrito, il massacro sulle strade continua
L'orso Juan Carrito in un'immagine dello scorso marzo scattata in occasione del suo rilascio nel parco della Majella. ©Parco Nazionale della Majella

Armando Gariboldi Armando Gariboldi 24 Gen 2023

Ogni anno si stima (sicuramente per difetto) che lungo la rete stradale nazionale vengono investiti e uccisi oltre 1,5 milioni di esemplari di animali selvatici, appartenenti a decine di specie, per lo più di mammiferi e uccelli, pur non dimenticando i numerosi anfibi (rospi e rane) e rettili (soprattutto serpenti). A questi si aggiungono migliaia di animali domestici, in primis cani e gatti ma anche polli, bovini, pecore, cavalli.
Senza contare le vittime umane che, nei circa 10.000 incidenti all’anno causati da impatti con la fauna, solo nel 2021 hanno visto 13 morti e 261 feriti.

I rettili spesso scambiano l’asfalto per una superficie ideale sulla quale termoregolarsi.

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Il potere attrattivo delle strade sulla fauna

Nonostante il rumore e le luci del traffico, le strade costituiscono non solo un pesante elemento di interferenza per gli animali (ad esempio quando attraversano ecosistemi naturali, quasi sempre spezzandone la continuità), ma paradossalmente in molti casi ne diventano un pericolosissimo punto di attrazione. Il calore dell’asfalto attira, per esempio, molti rettili che si fermano sulla carreggiata per termoregolare, mentre la presenza di prede schiacciate (come i ricci) attrae molti predatori, tra cui rapaci diurni e notturni che, per cercare di raggiungere le carcasse, si posano in mezzo alla strada finendo spesso anch’essi schiacciati.
Il riflesso luminoso, che dall’alto fa assimilare il tracciato sinuoso di una strada con quello di un fiume, inganna sovente varie specie di uccelli acquatici, come molte anatre, che si abbassano a pochi metri con l’intenzione di atterrare su quello che scambiano per un corso d’acqua, finendo poi uccisi nell’impatto o investiti poco prima.

Ogni primavera migliaia di rospi trovano la morte sulle strade nel tentativo di raggiungere le zone umide.

Quali soluzioni?

Se le nostre amministrazioni pubbliche fossero degne di questo nome (ovvero fossero realmente in grado di amministrare) questi problemi potrebbero essere facilmente risolvibili, con una regolare manutenzione dei tracciati stradali e delle loro bordure e con l’utilizzo di vari manufatti.
Senza arrivare ai costosi viadotti (sopra o sotto passi) pensati proprio per la fauna selvatica, presenti in vari paesi come l’Olanda o la Slovenia, per ridurre di molto questo problema si potrebbe ricorrere a una diffusa segnalazione e all’impiego di sistemi molto più economici (vedi i dossi rallentatori), ma soprattutto si dovrebbero mantenere in buone condizioni il manto stradale e le fasce perimetrali.
Anche in molti Paesi in via di sviluppo questa questione è affrontata in modo molto più efficace che da noi.

I provvedimenti del Parco nazionale di Mikmuni

Un esempio molto noto è la strada nazionale che attraversa per circa 50 km il parco nazionale di Mikumi, in Tanzania. Nonostante sia molto trafficata, è disseminata di alti dossi che costringono gli autoveicoli a rallentare continuamente, andando a velocità ridotte tra un dissuasore e l’altro. I bordi delle strade sono puliti e liberi da siepi o altre barriere che impediscono la vista in caso di presenza di animali in procinto di attraversare. Ma soprattutto per chi investe e uccide gli animali del Parco sono previste multe salatissime: sino a 5000 dollari per un leone.
Ecco, il tema delle contravvenzioni è un nodo scoperto nel nostro Paese. Di solito chi investe un cinghiale o anche un orso chiede i danni allo Stato, al Parco o alla provincia e non paga alcuna penale. Sarebbe, invece, il caso che, almeno all’interno di aree protette o in quei tratti particolarmente delicati per la presenza di specie minacciate (penso per esempio ai ripetuti investimenti di lontre in pochi ma “famigerati” tratti stradali del Sud), si prevedessero penali per chi uccide gli animali con il proprio mezzo, sempre che vi sia la presenza di adeguate segnalazioni e che vengano assicurate buone visuali laterali.
Altrimenti il massacro continuerà, spesso vanificando costosi e impegnativi progetti di conservazione. Ma soprattutto alimentando quell’insopportabile fiera dell’ipocrisia per cui quando muore un orso, un lupo o una lontra uccisa sull’asfalto tutti si cospargono il capo di cenere, senza che poi in realtà chi potrebbe faccia qualcosa di concreto.

 

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  • fauna selvatica

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