Questa foto di Giovanni Congia immortala un evento particolare, anche se non raro, come l’arrivo sulle nostre coste delle velelle, curiosi animali planctonici simili a barchette a vela che di quando in quando colorano le spiagge di blu suscitando stupore e un certo timore in molti di noi.
Grazie al web le informazioni sulle velelle sono facili da trovare, ma questa volta vorrei provare a viaggiare nel tempo con i lettori per scoprire cosa sapevano delle velelle gli studiosi del passato. Non è facile, ma con un po’ di pazienza e sfogliando antichi tomi qualche notizia si trova come, ad esempio, il fatto che la Velella, oggi considerata un’unica specie a diffusione cosmopolita, fu nel tempo conosciuta con le più varie denominazioni quali Armenista mutica, Medusa pocillum o Holothuria spirans, senza contare i nomi specifici associati al genere Velella tra cui, ad esempio, spirans, cordata, mitrata, antarctica, aurora, caurina, cyanea, emarginata.
La velella nell’Historia Naturale
A quanto pare il primo a occuparsene fu un certo Ferrante Imperato, famoso erudito del XVI secolo, che nella sua opera Dell’Historia Naturale Libri XXVIII (Napoli 1599) così descrive la Velella: “La Vela marina è nel numero degli Animali marini a mezza via tra le piante e gli animali, di consistenza cartilaginosa, di lunghezza di due oncie, coperta di tenera membrana, di color ceruleo vivace, mentre viva sia. Ha il nome di Vela, perché essendo essa trigola, dovunque si veda mostra alcuna delle tre faccie simile a vela distesa. Vedesi di rado, e quando essa si vegga, si vede in molto numero. Ci sono alcuni che le fanno in cibo fritte, e condite di oglio, e sale. Non è data, che sappiamo, mostrata da altri scrittori”.
Un “insertto marino”
A lui seguì il naturalista e medico Fabio Colonna che nel 1616 nel volume Aquatilium et terrestrium aliquot animalium (Di alcuni animali acquatici e terrestri) dedica spazio a questo animale attribuendogli il nome di ortica marina e relegando Velella a un modo di dire dei pescatori. La descrizione è tutto sommato precisa, perché cita episodi di spiaggiamento, ne descrive la forma con la vela e il colore azzurro. C’è tuttavia un fatto curioso perché il Colonna definisce la nostra velella un insetto marino, un errore per noi, ma non per l’epoca quando gli insetti marini erano una categoria zoologica pienamente ammessa.
Il nome ufficiale
Il nome Velella entra ufficialmente in uso con Carlo Linneo, il padre della moderna classificazione degli esseri viventi, che nel suo Systema Naturae (1758) così la descrive (traducendo sinteticamente dal latino, la lingua in cui scriveva): “Velella. Medusa ovale a strie concentriche e con margine cigliato. Habitat pelagico, in Mare Mediterraneo. Base ovale prominente al centro. Linea obliqua superiore trasversale con membrana rigida rilevata attraverso il corpo”.
Alla fine di questo viaggio non si può non ricordare Ernst Haeckel, altro nome famoso nella storia della zoologia, che dedicò svariate pagine a questo organismo, descrivendolo e illustrandolo in modo particolareggiato nel suo report sui Sifonofori (quasi 400 pagine) raccolti durante la spedizione della nave HMS Challenger negli anni 1873-1876 che aprì le porte all’oceanografia moderna.
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