A cominciare da oggi 2 settembre, in 16 Regioni italiane vengono autorizzate le preaperture della stagione venatoria rispetto all’apertura generale della stagione prevista dalla legge 157 del 1992. Nel mirino delle doppiette anche specie migratrici.
Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Trentino, Veneto hanno autorizzato le giornate di caccia anticipate ai primi giorni di settembre.
Particolarmente preoccupante è l’inclusione della quaglia, specie migratrice che nonostante viva uno stato di particolare difficoltà a causa del bracconaggio e della perdita degli habitat, in alcune Regioni sarà cacciabile già in preapertura, in contrasto con quanto chiesto dalla Commissione europea. Tra le specie cacciabili anche l’alzavola, una piccola anatra migratrice.
Il contesto normativo
Le associazioni ambientaliste contestano le preaperture. «Caldo torrido, siccità estrema, alluvioni dovrebbero spingere ogni governo responsabile quantomeno a posticipare l’apertura della caccia alla fauna selvatica, già provata dai cambiamenti climatici e dalla riduzione e frammentazione degli habitat» ha affermato in un comunicato la Lipu, che chiede al Governo di proclamare uno “stato d’emergenza ambientale”.
«Assistiamo a un progressivo arretramento della tutela della fauna selvatica e del ruolo della scienza nelle decisioni pubbliche» dichiara Dante Caserta, Direttore degli Affari Legali e Istituzionali del WWF Italia.
Infatti, a rendere ancora più grave il quadro nazionale è il progressivo allontanamento dalle indicazioni tecnico-scientifiche dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) che dovrebbe rappresentare il principale riferimento scientifico per la gestione della fauna selvatica.
Negli ultimi anni il suo ruolo è stato progressivamente affiancato e indebolito dalla ricostituzione del Comitato Tecnico Faunistico Venatorio Nazionale (CTFVN), un organismo nel quale la rappresentanza del mondo venatorio risulta predominante e i cui pareri vengono sempre più spesso utilizzati per giustificare decisioni divergenti rispetto alle valutazioni scientifiche dell’ISPRA.
Questo contesto normativo negli ultimi anni ha progressivamente ridotto il peso delle valutazioni tecnico-scientifiche nei processi decisionali riguardanti la fauna selvatica.
Una recente pronuncia del Consiglio di Stato ha, inoltre, contribuito ad ampliare il margine di discrezionalità delle Regioni nel discostarsi dai pareri ISPRA proprio in favore di quelli del CTFVN, rendendo sempre più difficile contestare in sede giudiziaria decisioni che si allontanano dalle evidenze scientifiche.
«Quanto sta accadendo risponde a un disegno preciso che il Governo e la maggioranza parlamentare portano avanti senza esitazioni: dall’ottobre 2022 la legge sulla tutela della fauna che regolamenta anche la caccia è stata modificata in 23 parti diverse attraverso 8 interventi legislativi. Modifiche sempre in negativo adottate su esplicita richiesta delle associazioni venatorie. Oggi, ormai, le valutazioni dell’ISPRA vengono trattate come una semplice opinione, mentre la politica tende a privilegiare interessi particolari e logiche di consenso. Il risultato è un indebolimento delle garanzie per la biodiversità proprio nel momento in cui gli effetti della crisi climatica stanno modificando habitat, disponibilità alimentare e dinamiche migratorie di molte specie» commenta il WWF.
Il disegno di legge, presentato dal senatore Lucio Malan, è in discussione alla Commissione Agricoltura.
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