Gli eventi estremi legati all’acqua, dalle alluvioni alla siccità, non riguardano ormai solo un ipotetico futuro, ma il nostro presente e che non sono che due facce della stessa medaglia: il riscaldamento globale.
Nel corso della 4° Conferenza Nazionale sul Clima promossa da Italy For Climate, che si è tenuta lo scorso 5 luglio con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, della Commissione Europea e di Rai per la Sostenibilità, esperti, rappresentanti delle imprese e delle istituzioni hanno analizzato l’impatto di questi eventi sull’ambiente, l’economia e il benessere delle persone.
Al centro il tema dell’acqua e i dati emersi dal dossier “Troppa o troppo poca? L’acqua in Italia, in un clima che cambia” (scarica qui il documento) presentato durante l’incontro. Dal documento emerge che se l’Italia è ancora terza in Europa per disponibilità della risorsa idrica (dietro solo a Francia e Svezia), con circa 130 miliardi di m3 ogni anno, questo valore si è ridotto del 20% negli ultimi decenni e potrebbe arrivare a ridursi in breve tempo del 40%, con punte del 90% in alcune aree del Meridione. Nonostante ciò, l’Italia continua a prelevare più del 30% della disponibilità idrica annua, intaccando il proprio patrimonio e mettendo in pericolo gli ecosistemi.
Le modifiche al ciclo dell’acqua
A livello globale siamo entrati in una fase di “anormalità climatica permanente”, che ha già modificato il ciclo dell’acqua portando effetti devastanti: i fenomeni a carattere eccezionale sono aumentati esponenzialmente e oggi un italiano su cinque risiede in aree potenzialmente allagabili. Nel 2022 il danno economico al comparto agricolo è stato di circa 6 miliardi di euro e si stima che l’alluvione in Emilia Romagna abbia portato danni per circa 8 miliardi di Euro.
Inoltre, in vent’anni i ghiacciai alpini in Italia hanno perso in media 25 metri di spessore, oltre 50 miliardi di m3 di ghiaccio, e se le temperature continueranno ad aumentare, nessuna delle stazioni sciistiche del Friuli Venezia-Giulia avrà a breve una copertura nevosa naturale sufficiente a garantire la stagione e lo stesso accadrebbe a un terzo delle stazioni in Lombardia, Trentino-Alto Adige e Piemonte.
Come ha ricordato Andrea Barbabella, responsabile scientifico di Italy for Climate: «L’Italia è un Paese fragile, più a rischio di altri, con aumento di temperatura di quasi 3 °C rispetto al periodo preindustriale, a fronte di una media mondiale di +1,1 °C. Come collettività dobbiamo perciò comprendere con urgenza il nesso tra la crisi climatica e i rischi di un ciclo idrico sempre più sotto stress, mettendo in campo interventi straordinari di mitigazione e adattamento».
Il dossier presentato raccoglie quindi dieci proposte e linee di azione per fronteggiare questa crisi: perché la priorità è ridurre le emissioni e l’Italia ancora non sta facendo la sua parte.
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