Circa due settimane fa è successo un evento piuttosto insolito: la fuga di una mucca da un mattatoio della provincia di Monza e della Brianza.
Avrebbe dovuto essere macellata, invece si è aggirata indisturbata per giorni nei boschi della Valle della Nava, tra Casatenovo e Correzzana.
Quando si è sparsa la voce della fuga della mucca, è scattata subito una corsa per ritrovarla in fretta. Innanzitutto perché essendo un animale d’allevamento nato in cattività, non è abituata allo stato brado e deve essere nutrito. Inoltre, i volontari partiti alla sua ricerca volevano salvarla per sempre da una triste fine in mattatoio.
Alla fine la mucca fuggitiva è stata ritrovata dal detective Said Beid e dal suo cane molecolare Adele. Recuperata con metodi che non hanno messo a repentaglio la sua salute, è stata riscattata e “adottata” dall’onorevole Michela Vittoria Brambilla, presidente della Leidaa, Lega italiana difesa animali e ambiente, che l’ha chiamata Minerva.
Testimonial contro la barbarie
Minerva è stata trasferita in un bel prato del Cras Stella del Nord dove l’attendono mucche della stessa specie e un futuro da testimonial contro la barbarie degli allevamenti intensivi, da cui proviene la maggior parte dei circa 2,7 milioni di bovini macellati ogni anno in Italia.
In particolare, il caso ha sollevato l’attenzione sui vitelli maschi. Le mucche di razza Frisona sono prevalentemente allevate da latte, ma se nasce un vitello maschio questo talvolta viene messo “all’ingrasso” forzato in un breve periodo per la produzione di carne, pur non avendo un grande valore commerciale. Viene, inoltre, praticato lo svezzamento precoce a circa 8 settimane per destinarli alla produzione della cosiddetta “carne bianca”.
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