Osservare la fusione di due stelle nane bianche può avere un profondo impatto sulla nostra conoscenza dei fenomeni astrofisici, perché si tratta di un fenomeno mai registrato prima nella nostra galassia.
Per raccogliere più informazioni sulla vita e sull’evoluzione di questi tipi di stelle, le ricercatrici e i ricercatori dell’Università di Ferrara osserveranno, a partire dal 2025, la luce prodotta nelle lunghezze di onda dall’infrarosso all’ultravioletto dalle fusioni di sistemi binari di nane bianche grazie agli strumenti dell’Osservatorio Vera Rubin (VRO), in Cile.
La fusione di sistemi binari di stelle nane bianche
«Il nuovo tipo di sorgente che saremo in grado di osservare è la fusione di sistemi binari di nane bianche. Una nana bianca è il risultato finale dell’evoluzione stellare di stelle non particolarmente massicce, come il nostro stesso Sole, aventi una massa confrontabile a quella del Sole, ma concentrata in un volume pari a quello della Terra, quindi oggetti estremamente densi» spiega Cristiano Guidorzi, Professore del Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra dell’Università di Ferrara, tra gli autori dello studio.
- Questa immagine migliorata dal rilevatore di raggi ultravioletti lontani della NASA Galaxy Evolution mostra un guscio spettrale di gas ionizzato attorno a Z Camelopardalis, un sistema binario, o doppia stella, con una stella collassata e morta, nota come nana bianca, e una stella compagna. © NASA/JPL-Caltech
- Scrutando in profondità all’interno di un ammasso di diverse centinaia di migliaia di stelle, il telescopio spaziale Hubble della NASA ha scoperto le più vecchie stelle fuse della nostra Via Lattea, fornendo agli astronomi una nuova lettura dell’età dell’universo. Queste stelle nane bianche hanno circa 12-13 miliardi di anni. © NASA and H. Richer University of British Columbia, credit for ground-based photo: NOAO/AURA/NSF
Nonostante si stimino essere molto abbondanti, questi tipi di fusione sono finora sfuggite a ogni osservazione dei telescopi attuali, in quanto privi della necessaria sensibilità.
«Se le previsioni saranno confermate, l’osservazione di queste fusioni stellari consentirà approfondimenti senza precedenti sui processi che ne governano la nascita ed evoluzione. Tali osservazioni avranno un profondo impatto sulla nostra conoscenza dei fenomeni astrofisici» sottolinea il Dottor Jorge Rueda di ICRANet, al momento al lavoro al Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra di Unife.
I team internazionale è composto da ricercatrici e ricercatori dell’Università di Ferrara e dell’International Center for Relativistic Astrophysics Network (ICRANet), associati dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), insieme a colleghi brasiliani dell’Instituto Nacional de Pesquisas Espaciais (INPE), dell’Universidade Federal do Espírito Santo (UFES), e l’Universidade Tecnológica Federal do Paraná (UTFPR).
L’articolo “On the optical transients from double white-dwarf mergers” sarà prossimamente pubblicato su The Astrophisical Journal.
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