Anche quest’anno, il 4 agosto, si celebra la Giornata Mondiale del Gufo, che si prefigge lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sul futuro degli Strigiformi, ovvero dei rapaci notturni.
Da diversi anni, questa giornata permette di fare il punto sullo status di questi predatori notturni, che sembrano essere molto sensibili ai cambiamenti ambientali e al riscaldamento climatico così come alle conseguenze di tali eventi sugli ecosistemi.
Ovviamente, le interazioni con il genere umano creano altre notevoli complicanze: basti pensare al problema dei rodenticidi, i veleni per topi, che ogni anno, insieme al traffico veicolare, provocano decine di migliaia di vittime tra questi rapaci.
Quest’anno l’evento si celebra nel Comune trentino di Massimeno, in Val Rendena, nelle giornate di sabato 3 e domenica 4 agosto, con una serie di attività per adulti e bambini organizzati dal Gruppo Italiano Civette in sinergia con Comune e la Proloco e per un paio di settimane si potrà visitare una suggestiva mostra dal titolo “Gufi dal mondo” con foto molto spettacolari e pannelli dedicati ai rapaci notturni, dai più conosciuti a quelli più rari.
La mostra Gufi dal mondo sarà aperta nella “piazzetta” di Massimeno, tutti i giorni, dalle 16 alle 23, dal 4 agosto al 13 agosto.
L’intervista a uno dei maggiori esperti di rapaci notturni
Per comprendere al meglio la situazione a livello globale dei rapaci notturni, anche quest’anno ho intervistato Denver Holt, fondatore dell’Owl Research Institute e uno dei maggiori esperti di rapaci notturni, soprattutto del gufo delle nevi. Holt, autore di libri e importanti articoli scientifici, ha anche collaborato nella realizzazione di documentari memorabili, proprio sui gufi delle nevi.
Ecco cosa ha raccontato per i lettori di rivistanatura.com e de La Rivista della Natura.
Denver, oggi è la Giornata Mondiale dei Gufi. Quali sono secondo te i principali problemi di conservazione di questi animali? Deforestazione, commercio illegale…?
Denver Holt – A mio parere, come per tutta la fauna selvatica, la perdita di habitat è chiaramente la principale preoccupazione per la conservazione dei gufi. E, naturalmente, questo è dovuto alle popolazioni umane e ai loro bisogni per la sopravvivenza di base (per esempio, legna da ardere, agricoltura, cibo, ecc.), ma anche ad altri problemi correlati, come lo sfruttamento delle risorse a scopo di lucro (ad esempio, sviluppo, disboscamento, attività mineraria, petrolio e gas, bracconaggio, ecc.).
Pensi che il cambiamento climatico abbia effetti importanti sul futuro dei gufi?
Denver Holt – Il cambiamento climatico è stato documentato per circa 50 anni. È difficile dire come influisca sui gufi e sulle loro prede. Questo è un motivo in più per cui dobbiamo allontanarci dal metodo di ricerca a breve termine e impegnarci in un monitoraggio a lungo termine delle popolazioni su ampia scala geografica e valutare la riproduzione annuale. Più facile a dirsi che a farsi, tuttavia. Per esempio, i miei studi sui gufi delle nevi a Barrow, in Alaska, mostrano una popolazione che oscilla annualmente in relazione alle fluttuazioni della popolazione di lemming. Benché entrambi mostrino popolazioni elevate e basse, da oltre 29 anni, la tendenza è rivolta ad un decremento sempre più marcato. E chiaramente il clima continua a riscaldarsi. I dati raccolti in questi anni durante le mie ricerche suffragano il marcato decremento della popolazione di gufi delle nevi, benché non si possa escludere che abbiano trovato nuovi areali.
Negli Stati Uniti ci sono molte organizzazioni per la protezione degli uccelli e dei gufi (Owl Research Institute, International Owl Center). Cosa si può fare per proteggere i rapaci notturni?
Denver Holt – Con gli anni mi sono sempre più convinto che la divulgazione attraverso i media sia la chiave. Io e altri ricercatori abbiamo passato troppo tempo a pubblicare su riviste accademiche. Con poche eccezioni, la maggior parte delle pubblicazioni sono il risultato di studi di breve durata degli studenti che non hanno persistenza. Abbiamo bisogno di ricercatori più esperti che possano anche dedicarsi a programmi di formazione per migliorare la qualità di coloro che si dedicano alla conservazione degli Strigiformi.
È importante coinvolgere la televisione, i giornali, i social media, ma anche educatori e personale delle strutture di riabilitazione dei gufi… Insomma, per aiutare i gufi, dobbiamo avvicinare in modo più empatico il pubblico.
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