Le guerre rappresentano sempre un momento atroce della storia umana, durante il quale milioni di persone inermi sono costrette a subire indicibili sofferenze, sulla base di decisioni che non hanno preso, ma soltanto subito.
Il conflitto in Ucraina non fa differenza, se non fosse per due fattori concomitanti: una guerra che avviene alle porte dell’Unione Europea e che appare in tutta la sua crudeltà sui nuovi media, entrando nei telefonini di centinaia di milioni di persone e non soltanto sugli schermi delle televisioni.
La documentazione delle tragedie dei civili, la lor vita da sfollati, costretti a lunghe permanenze nei rifugi ha dimostrato, ancora una volta, l’importanza che gli animali domestici rivestono per gli esseri umani. Rapporti d’affetto che non si spezzano a causa del conflitto, come documentano le immagini di tantissime persone in fuga con i loro animali, anche quando questo avviene con mezzi di fortuna, quando sono costrette a vivere nei bunker, dove rifiutano di entrare senza cani e gatti.
- Cani accolti al rifugio My Living Dogs di Odessa, in Ucraina.
- Cani accolti al rifugio My Living Dogs di Odessa, in Ucraina.
In campo ancora una volta, come sempre, il terzo settore, con le sue associazioni e i suoi volontari sempre in movimento per cercare di aiutare, di sopperire ai bisogni più urgenti dei profughi, compresi quelli che riguardano gli animali dai quali hanno scelto di non potersi separare. Un conforto dell’anima irrinunciabile per persone disperate, anche durante la fuga da un Paese devastato dalle bombe russe.
Le associazioni europee che si occupano di aiutare gli animali si sono mosse con grande velocità, ognuna secondo le proprie forze e le possibilità operative, con l’obiettivo di fornire cibo, cure e anche la possibilità per questi animali di poter essere accolti fuori dall’Ucraina.
Fra le associazioni italiane più attive sul posto Save The Dogs è stata quella più veloce negli interventi, grazie al suo posizionamento operativo in Romania, a poche centinaia di chilometri dal confine con l’Ucraina. Solo pochi giorni dopo lo scoppio del conflitto i volontari e lo staff erano già presenti al porto fluviale di Isaccea, il punto di sbarco più vicino alla città di Odessa, divisa dalla Romania solo dal fiume.
«Ci siamo attivati subito per aiutare le persone che stanno scappando dalle bombe con i loro animali al seguito. Abbiamo preso accordi con la protezione civile e le autorità locali e abbiamo allestito un nostro punto fisso di supporto con 3 operatori di Save the Dogs. Inoltre, dopo diversi tentativi andati a vuoto ieri siamo riusciti a far arrivare più di cinquanta quintali di cibo a due rifugi di Odessa, che accolgono circa 70 di cani e una decina di gatti. La difficoltà più grande è proprio quella di far arrivare gli aiuti oltre il confine. Abbiamo, inoltre, dato assistenza a quasi 350 rifugiati con animali assistiti, donando oltre 200 trasportini, grazie al lavoro di una ventina di volontari e di operatori che si sono alternati al porto di Isaccea». A parlare è Sara Turetta, Presidente di Save the Dogs and Other Animals che, con lo staff di Save the Dogs, organizza gli aiuti per l’emergenza animali in Ucraina.
Fra gli aiuti forniti anche quello di regalare ai profughi in fuga gabbie e appositi contenitori per poter trasportare in sicurezza gli animali, che diversamente non sarebbero stati accolti sui mezzi di trasporto. Save The Dogs ha, inoltre, lanciato una petizione alle compagnie aree perché autorizzino il trasporto degli animali dei profughi in cabina, ovviamente nel rispetto della sicurezza dei passeggeri, raccogliendo in poco tempo più di 10.000 firme. Un problema quello di cani e gatti provenienti dalle zone del conflitto, perché il loro ingresso in Comunità è consentito solo se sono al seguito dei proprietari, per garantire il rispetto dei protocolli sanitari che sono imposti per il contrasto della rabbia, una zoonosi pericolosa anche per l’uomo e ancora molto presente in Ucraina.
Su questo punto il Ministero della Salute non è stato elastico, anche se il rischio sanitario non risulta essere mai stato contrastato con severità per quanto concerne il fiume di cuccioli della tratta, che ogni anno arrivano, spesso con falsi documenti, dai paesi dell’Est Europa. Il ministero ha disposto il divieto di ingresso nel nostro paese di animali ucraini senza padrone, sia provenienti da rifugi che randagi, impedendo alle associazioni di portarli via dall’Ucraina. Contro questa decisione la Lega Nazionale del Cane – Animal Protection, ha dapprima scritto una nota al ministro Roberto Speranza perché venissero cambiate le disposizioni e successivamente, visto il silenzio, ha deciso di attivare una raccolta di firme per ottenere una deroga. Obiettivo dell’iniziativa quello di poter far arrivare animali presenti nelle zone di confine per poterli ospitare in strutture italiane, nel rispetto di tutti i protocolli sanitari.
LNDC Animal Protection condivide la preoccupazione per la rabbia e altre possibili zoonosi che si potrebbero diffondere nel nostro Paese. Per questa ragione verrebbero portati in Italia solo animali sottoposti alle dovute vaccinazioni. «Con tutte queste accortezze, non c’è davvero alcun motivo per vietare di portare questi animali in Italia e dare loro una speranza di vivere dignitosamente il resto della loro vita» conclude Piera Rosati, Presidente di LNDC Animal Protection.
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