Per monitorare la presenza della foca monaca, è stata realizzata una mappa interattiva e in continuo aggiornamento del Mar Mediterraneo, dove vengono caricati i luoghi di prelevamento dei campioni di DNA ambientale di foca monaca man mano che vengono raccolti e analizzati.
I campioni di DNA ambientale provenienti da diversi punti del Mediterraneo centro-occidentale, dal Mar Egeo allo Stretto di Gibilterra, dal Mar Adriatico al Mar di Sicilia, seguono le tracce lasciate dall’unico pinnipede endemico del Mare Nostrum.
Il sito web di riferimento si chiama “Spot the Monk Observatory” ed è frutto di una collaborazione tra il dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Terra (DISAT) e quello di Psicologia dell’Università di Milano-Bicocca.
Il progetto si inserisce all’interno dell’iniziativa “Spot the Monk”, che si avvale di una metodologia di rilevamento innovativa ed assolutamente non invasiva attraverso l’analisi del DNA ambientale contenuto nelle tracce biologiche che ciascun organismo lascia al proprio passaggio.
Raccolta partecipativa dei dati
Il test molecolare è stato utilizzato per analizzare un gran numero di campioni raccolti in un solo anno (2021) nel Mediterraneo centro-orientale grazie a una fitta rete di programmi di Citizen Science.
«Da allora la campagna di raccolta partecipativa non ha avuto sosta – coinvolgendo un numero sempre maggiore di associazioni sensibili alla causa ambientale come la Fondazione Acquario di Genova e il WWF, con l’imprescindibile apporto del Gruppo Foca Monaca – e ha messo in campo una folta squadra di campionatori, anche formando campionatori subacquei, grazie all’adesione al progetto da parte di numerosi Diving Center» spiega Elena Valsecchi, ecologa molecolare del dipartimento di Scienze dell’ambiente e della terra dell’Università di Milano-Bicocca.
Un Osservatorio accessibile al pubblico
Quest’anno “Spot the Monk” ha raccolto una nuova sfida: «Tendere la mano al grande pubblico. Ho concepito l’idea di un Osservatorio dove sia possibile consultare i campioni man mano che vengono raccolti e analizzati» specifica l’ecologa.
Il sito web “Spot the Monk Observatory” è stato progettato e sviluppato da Alessandro Gabbiadini, professore del dipartimento di Psicologia e vicedirettore del centro di ricerca sulle nuove tecnologie MIBTEC dell’ateneo milanese.
Al momento sono stati analizzati 412 dei 537 campioni raccolti da oltre un centinaio di collaboratori e 37 associazioni partner, dal 2018 a oggi. Di questi 412 campioni, più di un terzo (144) sono risultati positivi al test, segnalando la presenza o il recente passaggio della foca monaca.
Sulla mappa consultabile online (riprodotta staticamente nella foto pubblicata qui sopra), si può osservare la distribuzione nel Mediterraneo dei diversi rilevamenti e, cliccando su uno di essi, si possono ottenere l’anno, l’autore e altre informazioni del singolo campionamento.
Le caratteristiche del sito sono state dettagliate nell’articolo (“An Observatory to monitor range extension of the Mediterranean monk seal based on its eDNA traces: collecting data and delivering results in the Open Science era” pubblicato sulla rivista scientifica Biodiversity Data Journal.
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