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Ambiente
EMERGENZA NEL MEDITERRANEO

La metaniera alla deriva

La nave è spinta dai venti e dalle correnti verso le coste libiche: il WWF avverte l'urgente necessità di un'azione precauzionale, trasparente e coordinata a livello internazionale

La metaniera alla deriva
© OSINTdefender

Redazione Redazione 3 mesi fa

All’inizio di marzo, la metaniera Arctic Metagaz, che trasportava gas naturale liquido dal porto artico di Murmansk, è stata attaccata da droni, secondo il ministero dei Trasporti russo appartenenti alla marina ucraina e lanciate dalla costa libica.

L’imbarcazione danneggiata è stata abbandonata dall’equipaggio e ora continua ad andare alla deriva nel Mediterraneo centrale, spinta dai venti e dalle correnti verso le coste libiche.

Entrata in acque libiche, Libia ed Eni hanno avviato un’operazione di emergenza per mettere in sicurezza la nave che trasporta ancora grandi quantità di gas liquefatto e 700-900 tonnellate di gasolio.

Il WWF lancia un nuovo allarme e avverte che la metaniera rimane altamente instabile. Qualsiasi intervento comporta rischi ambientali significativi per una delle aree marine più fragili e ricche di biodiversità del Mediterraneo, sottolineando l’urgente necessità di un’azione precauzionale, trasparente e coordinata a livello internazionale.

metaniera alla deriva

Una veduta aerea della metaniera ripresa il 3 marzo 2026, pubblicata su X da OSINTdefender – Open Source Intelligence Monitor focused on Europe and Conflicts across the World. © OSINTdefender

Una bomba a orologeria ambientale

In un’intervista a Rainews24, Isabella Pratesi, direttrice Conservazione del WWF Italia, ha affermato: «Le conseguenze di un incidente grave potrebbero essere catastrofiche e di lunga durata. L’area interessata – in particolare quella intorno allo Stretto di Sicilia – è un punto nevralgico per la biodiversità, che ospita specie in via di estinzione, habitat critici e rotte migratorie fondamentali per la fauna marina, come il tonno rosso e il pesce spada».

Una fuoriuscita o un’esplosione potrebbero causare:

  • inquinamento marino e atmosferico su larga scala;
  • nubi letali di gas criogenici con gravi ripercussioni sulle specie marine;
  • incendi e contaminazione a lungo termine delle acque e dei fondali marini;
  • gravi ripercussioni sulla pesca, sul turismo e sui mezzi di sussistenza delle comunità costiere.

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Appello per un’azione urgente e coordinata

Il WWF accoglie con favore l’iniziativa dei Paesi MED5 (Italia, Spagna, Malta, Grecia, Cipro) che invitano la Commissione europea ad attivare il meccanismo di protezione civile dell’Unione e a mobilitare l’Agenzia europea per la sicurezza marittima.

Tuttavia, il WWF sottolinea che è essenziale un’azione immediata, coordinata e precauzionale.

«Questo è un momento critico per il Mediterraneo. Ci troviamo di fronte a un potenziale disastro ambientale in uno degli ecosistemi marini più fragili e preziosi del pianeta. Al di là del pericolo ecologico immediato, questo incidente minaccia il sostentamento stesso delle comunità costiere del Mediterraneo. Una grave fuoriuscita o un’esplosione danneggerebbe la pesca e metterebbe a repentaglio il reddito di migliaia di pescatori che dipendono da un mare sano per la loro sopravvivenza. Ritardi o risposte mal coordinate potrebbero avere conseguenze che dureranno per generazioni» ha affermato Giuseppe Di Carlo, Direttore e CEO di WWF Mediterranean Marine Initiative.

 

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