I grandi viaggi migratori degli animali hanno da sempre suscitato stupore e ammirazione nel genere umano, ma spesso si sono sottovalutati gli spostamenti delle farfalle. Sono, infatti, diverse centinaia le specie di farfalle che mostrano una qualche forma di comportamento migratorio.
Un team internazionale di studiosi ha cercato di capire quanta attenzione da parte della ricerca è stata rivolta alla migrazione delle farfalle e come sono cambiate nel tempo le metodologie di indagine. Scopo di questo lavoro, pubblicato su Researchgate, è stato anche documentare i punti di riferimento geografici e tassonomici nello studio della migrazione delle farfalle.
Sono state esaminate le pubblicazioni in diverse lingue (inglese, cinese semplificato, cinese tradizionale, giapponese, coreano e spagnolo) e questo ha fornito un quadro delle metodologie di studio e permesso di delineare le principali direzioni di ricerca future.
Usando le parole chiave di ricerca in inglese, sono stati trovati solo 58 studi dall’Asia; tuttavia, dopo aver effettuato la ricerca nelle lingue locali, sono emersi altri 99 studi pertinenti provenienti da Cina, Giappone e Taiwan.
Nel complesso, gli studi sulla migrazione delle farfalle si concentrano principalmente in Nord America ed Europa, con solo il 4,6% degli studi dall’Africa.
Tre specie iconiche
La maggior parte degli studi si focalizza su tre specie: la celebre farfalla Monarca (Danaus plexippus), la Vanessa del Cardo (Vanessa cardui) e la Vanessa atalanta (Vanessa atalanta).
Diversi studi riportano lo stato migratorio di Vanessa atalanta in Europa, che nel nostro Paese è una delle prime farfalle a comparire tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera e che continuiamo a osservare fino a novembre.
Le prove disponibili indicano che questa farfalla migra verso Nord in primavera per riprodursi e verso Sud in autunno per riprodursi nell’area mediterranea.
Per questi insetti viaggiatori, il ciclo migratorio annuale completo copre diverse migliaia di chilometri e viene eseguito dalla riproduzione di diverse generazioni che nel susseguirsi coprono ciascuna una porzione della distanza totale.
Lungo la rotta migratoria si possono così osservare diverse fasi del ciclo di vita e orientamenti preferiti.
Tuttavia, si sa poco sulla fenologia annuale e sul loro svernamento nelle regioni meridionali.
Interessanti, ad esempio, i dati di una ricerca svolta nell’arco di un triennio (2014–2016) in 5 siti di pianura sotto gli 80 m s.l.m., nei pressi della costa vicino a Cadice (Spagna meridionale), che ha mostrato due picchi di abbondanza, uno a fine inverno (febbraio) e uno autunnale (novembre).
L’abbondanza era maggiore in primavera (0,87 farfalle/km) che in autunno (0,60 farfalle/km).
Il fascino delle migrazioni dei Lepidotteri si lega molto alla farfalla Monarca, con circa il 62% delle pubblicazioni complessive e a una manciata di altre specie. Questo porta ad una riflessione, perché rimangono centinaia di specie di cui non conosciamo l’intero modello stagionale di movimento, le destinazioni di volo, le zone di svernamento o di riproduzione.
È necessaria una piena comprensione dell’ecologia del movimento e della connettività migratoria per conservare efficacemente le farfalle migratorie.
Quindi agli entomologi aspetta ancora molto lavoro e forse questo studio può costituire uno sprone a prestare maggior attenzione alla migrazione degli insetti.
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