Si parla molto in questi giorni del programma Artemis, che porterà nuovamente l’uomo sulla Luna. Mentre scriviamo, i quattro membri dell’equipaggio di Artemis II stanno orbitando intorno al nostro satellite: è la prima volta che succede dal 1972. Ne parliamo anche sul primo numero del 2026 de La Rivista della Natura, in arrivo a tutti gli abbonati in questi giorni: lo scrittore e giornalista Pietro Spirito si è recato presso i laboratori di Thales Alenia Space a Torino per capire come anche l’Italia sta contribuendo al successo del progetto lunare.
Gli aggiornamenti al programma Artemis
Rispetto a quanto Spirito scrive nel suo articolo, però, alcune cose sono già cambiate e ci sembra opportuno darne notizia. La NASA infatti ha annunciato a fine marzo – quando la rivista era già in stampa – di voler sospendere il progetto per la realizzazione della stazione spaziale Lunar Gateway nell’orbita lunare per concentrarsi sulla costruzione di una base lunare e raggiungere l’obiettivo di “una presenza umana duratura sulla Luna”. La stazione Gateway, composta da 7 moduli, sarebbe stata usata come punto d’appoggio per la navicella spaziale Deep Space Transport per missioni verso la Luna e Marte; Thales Alenia Space, in collaborazione con l’Ente Spaziale Europeo, avrebbe dovuto realizzare varie parti (anzi, le stava già realizzando), tra cui alcune relative al modulo abitativo vero e proprio (come l’International Habitation Module, I-HAB).
Infrastrutture di superficie
«L’agenzia intende sospendere il Gateway nella sua forma attuale e concentrarsi sulle infrastrutture che consentano operazioni di superficie continuative» ha dichiarato la NASA in una nota. «Nonostante le difficoltà riscontrate con alcune apparecchiature esistenti, l’agenzia riutilizzerà le attrezzature idonee e sfrutterà gli impegni dei partner internazionali per sostenere questi obiettivi».
Non è una completa sorpresa: già all’inizio del 2025, l’amministrazione Trump aveva minacciato tagli al budget NASA e a fine febbraio di quest’anno Jared Isaacman, amministratore della NASA, aveva annunciato una riconfigurazione del programma, che avrebbe portato all’allunaggio umano nel 2028 con la missione Artemis IV e non più nel 2027 con Artemis III.
Gli europei in attesa della decisione del Congresso USA
La situazione è dunque molto fluida e tutto può ancora cambiare. Certo è che l’annuncio della cancellazione del programma (o meglio, della “sospensione”, in attesa di una decisione finale del Congresso USA) ha lasciato “spiazzati” gli europei (come riporta l’ANSA) e tutti quelli che da anni stavano lavorando al Lunar Gateway, anche perché varie parti erano pronte per i test finali e altre in piena lavorazione.
Il Gateway è sempre stato presentato come il fulcro della partecipazione europea ad Artemis; su di esso sono state allocate risorse economiche importanti, quantificabili in diversi miliardi di euro.
È certo che l’ESA insieme a tutti i partner dovrà rinegoziare i termini della collaborazione, che avrebbe portato anche all’accesso per astronauti europei alle future missioni lunari. In un contesto, tra l’altro, che vede anche Cina e Russia lavorare per realizzare una base lunare permanente sul nostro satellite. «Ci troviamo di fronte a un vero e proprio rivale geopolitico, che sfida la leadership americana nello spazio» ha affermato Isaacman. «La NASA ha dichiarato che riporteremo gli americani sulla Luna prima della fine del mandato del presidente Trump; il nostro grande concorrente ha parlato di prima del 2030. La differenza tra successo e fallimento si misurerà in mesi, non in anni». La corsa alla Luna è, come sempre, anche politica.
Se non vuoi perderti i prossimi articoli, iscriviti alla newsletter.
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com





