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Forestazione

La quercia più resistente

Nel Parco lombardo Valle del Ticino, a Motta Visconti, in località Geraci, si trova la quercia più resistente. Dai suoi semi potranno nascere nuovi boschi in grado di svilupparsi nonostante l'ambiente fortemente antropizzato e i cambiamenti climatici

La quercia più resistente
Un querceto nel Parco del Ticino. © Norino Canovi

Redazione Redazione 15 Feb 2024

opertinaIndividuare la quercia più resistente al deperimento, quella in grado di crescere e prosperare nonostante le avversità indotte dal clima e dall’urbanizzazione, da cui trarre semi per la nascita di futuri boschi di pianura. Era questo l’obiettivo del progetto ResQ e i recenti risultati ci dicono che è stata trovata, nel Parco lombardo Valle del Ticino.

Il progetto ResQ

Il progetto ResQ “Deperimento della quercia nei boschi planiziali: studio multidisciplinare per la selezione di risorse genetiche resistenti” era finalizzato a individuare strategie innovative per salvare la farnia, la specie di quercia più emblematica dei boschi di pianura e che caratterizza gli ecosistemi forestali del bacino padano-veneto. Le indagini si sono svolte in Lombardia in cinque siti all’interno del Parco lombardo della Valle del Ticino e del Parco delle Groane e si sono concentrate su 125 coppie di farnie sane e deperienti, collocate molto vicine tra loro, ricavando tantissime informazioni sugli alberi e l’ambiente che li circonda.

Lo scopo era individuare esemplari con caratteristiche genetiche di forte resistenza al deperimento da cui trarre semi per la nascita di formazioni boschive resilienti in un ambiente fortemente antropizzato e minacciato dai cambiamenti climatici, come la pianura Padana. E in futuro poter estendere lo studio anche ad altre aree geografiche d’Italia e a numeri maggiori di piante.

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La quercia di Geraci

Il primo nucleo di farnie che presentano combinazioni di geni potenzialmente legate a forme di resistenza al deperimento, con le quali sarà possibile arricchire le raccolte di semi finalizzate a interventi di rimboschimento, è stato individuato a Motta Visconti, in località Geraci, nel Parco lombardo della Valle del Ticino. Questo permetterà la creazione di una banca del germoplasma in situ e la selezione di materiale propagativo utile alla gestione e conservazione dei querceti regionali.

I 250 individui esaminati, 50 per sito, sono stati ordinati gerarchicamente in base al punteggio ottenuto dall’indice di deperimento, formula matematica capace di quantificare la resistenza genetica del singolo individuo.

Il Belvedere di Tornavento, nel Parco lombardo Valle del Ticino. ©Norino Canovi

Nuove strategie per la salvezza dei boschi

Dallo studio è emerso anche che le piante deperienti e quelle sane, pur crescendo in aree con parametri microambientali simili, mostrano notevoli differenze nel ritmo di accrescimento, e che da questa osservazione è possibile fare una diagnosi precoce del livello di deperimento di ogni pianta. Inoltre, esplorando il genoma di ogni pianta indagata, si è appreso che numerosi geni sono legati a vari livelli alla capacità di resistere al deperimento. Questa scoperta apre nuovi scenari per la comprensione del fenomeno e indica strategie innovative per contrastarlo efficacemente tramite la raccolta di semi e la messa a dimora di individui resistenti.

«Come Parco del Ticino – ha dichiarato il Responsabile del Settore Vegetazione e Boschi del Parco Fulvio Caronni – siamo felici  di poter mettere a disposizione del mondo scientifico i nostri ecosistemi meglio conservati, per capire come funzionano la natura e i suoi equilibri. In questo caso: La Fagiana di Magenta, i Geraci di Motta Visconti, il Turbigaccio di Lonate Pozzolo».

Il progetto ResQ “Deperimento della quercia nei boschi planiziali: studio multidisciplinare per la selezione di risorse genetiche resistenti” è durato tre anni ed è stato finanziato da Regione Lombardia – Direzione Generale Agricoltura, Sovranità Alimentare e Foreste e ha coinvolto studiosi dell’Università degli Studi di Pavia, dell’Università della Basilicata e del CNR di Firenze.

Ma ResQ non è che il punto di partenza e mentre sono in preparazione le pubblicazioni scientifiche che ne sottoporranno i risultati alla valutazione della comunità scientifica, il gruppo di ricerca è già coinvolto nel nuovo progetto ResItFor, finanziato da Next Generation EU, dal PNRR e dal Ministero dell’Università e della Ricerca e coordinato dall’ Istituto di Bioscienze e BioRisorse del CNR.

 

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