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Ambiente
TRASPORTO MARITTIMO

La riduzione delle emissioni di zolfo delle navi contribuisce al riscaldamento globale

Per la prima volta, uno studio ha affrontato il paradosso dell'aumento delle temperature causato dalla limitazione delle emissioni di aerosol nell'atmosfera, calcolando l’impatto sul clima della riduzione dell’inquinamento navale

La riduzione delle emissioni di zolfo delle navi contribuisce al riscaldamento globale
© Rentner/Witwer via pixabay.com

Francesca Danila Toscano 29 Lug 2024

Fino al 2020, i trasporti marittimi globali utilizzavano combustibili sporchi e ad alto contenuto di zolfo che generavano inquinamento atmosferico. Come conseguenza di questo inquinamento, d’altro canto, le particelle emesse in atmosfera bloccavano la luce solare e contribuivano a formare più nuvole, frenando così il riscaldamento globale.

All’inizio del 2020 le nuove normative dell’IMO (Organizzazione Marittima Internazionale) hanno ridotto il contenuto di zolfo dei combustibili di oltre l’80%. In questo modo si produce meno SO2, un gas inquinante che partecipa a formare aerosol e nuvole, ma che scherma una parte della radiazione solare che arriva sulla Terra. I tagli drastici a queste emissioni hanno generato un grande “shock di terminazione”, che si stima abbia fatto raddoppiare il tasso di riscaldamento globale rispetto alla media.

Le emissioni di zolfo delle navi e il salto del riscaldamento globale dal 2023

Al diossido di zolfo è stato attribuito un potere raffreddante sulla Terra da una parte della comunità scientifica. Questo gas serra ha certamente inciso molto sull’andamento della temperatura globale di questi anni. Il diossido di zolfo, infatti, è un componente delle particelle in sospensione nell’atmosfera che creano una sorta di schermo capace di rimbalzare una porzione della radiazione solare che arriva sulla Terra. Ridurre l’inquinamento navale abbattendo le emissioni di zolfo delle navi ha fatto venir meno questo schermo in breve tempo.

Fin qui il pensiero del mondo scientifico è rimasto piuttosto compatto. Ma il gruppo ha iniziato a dividersi nel momento in cui si è cercato di capire quanto questo fattore incide sul riscaldamento globale.

emissioni di zolfo delle navi

© Kanenori via pixabay.com

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La nuova ricerca

Un nuovo studio coordinato dall’università del Maryland e pubblicato su Communications Earth & Environment ha posto un primo punto fermo su questa discussione. Gli scienziati hanno utilizzato modelli climatici relativamente semplici per stimare quanto ciò avrebbe fatto aumentare le temperature medie globali sulla superficie della Terra.

Alla guida del team di ricercatori c’è il dottor Tianle Yuan, il quale ha calcolato che la riduzione delle emissioni di zolfo delle navi ha aumentato la radiazione solare assorbita dagli oceani globali di 0,2 ±0,11 Wm2. Una quantità che «è coerente con il forte riscaldamento osservato di recente nel 2023» e ha collaborato per l’80% all’aumento di calore misurato a livello globale dal 2020.

Ma l’aumento non finisce qui, il tasso potrebbe continuare incessantemente a salire e di conseguenza rendere questo decennio “insolitamente caldo”. Le previsioni parlano, infatti, di un aumento dell’effetto riscaldante che proseguirebbe per i prossimi sette anni.

Dunque, il nuovo regolamento sui carburanti navali è stato una specie di esperimento involontario di geoingegneria, che ha rivelato nuove informazioni sulla sua efficacia e sui suoi rischi.

Il bene e il male di questo limite imposto

Pertanto, se da un lato la nuova analisi indica che questo tipo di geoingegneria ridurrebbe le temperature e avrebbe effetti positivi, dall’altro lato si guarda anche ai seri rischi che porterebbe, come un eccessivo innalzamento della temperatura quando si interrompe il pompaggio di aerosol, lo shock di terminazione, e anche possibili cambiamenti nei modelli di precipitazione globali, che potrebbero interrompere le piogge monsoniche da cui dipendono miliardi di persone.

«Dovremmo sicuramente fare delle ricerche su questo, perché è uno strumento per situazioni in cui vogliamo davvero raffreddare temporaneamente la Terra. Ma questa non sarà una soluzione a lungo termine, perché non affronta la causa principale del riscaldamento globale» che sono le emissioni derivanti dalla combustione di combustibili fossili, concludono i ricercatori.

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