Un pomeriggio di Novembre a zonzo con la bicicletta per la Bassa Padana, ho appena superato la cittadina di Groppello Cairoli e sto percorrendo una stradina che passa davanti alla frazione Cielo Alto. Non indosso il casco e ho le cuffie nelle orecchie. Sarà per l’ora che volge al tramonto, l’aria ancora tiepida per il periodo, la tranquillità di pedalare in pianura senza fretta e senza desiderio di agonismo, una musica conosciuta nelle orecchie che mi invita a canticchiarla, ma sono in un stato di totale tranquillità e rilassatezza. La stradina accenna una discesa: mi sto dirigendo verso l’alveo del Ticino, intorno un boschetto di acacie, tutto tace, l’unico rumore è il vento causato dall’aumento della mia velocità in discesa. Davanti a me la strada prosegue piegando dolcemente a sinistra.
Non accenno a frenare tanto la curva ha un angolo minimo. Ma che succede….? Sto infilandomi su un’altra strada! Sto attraversando ad almeno 30 km all’ora un incrocio! Sulla mia destra tutto tranquillo: meno male. A sinistra una Fiat Punto scura sta arrivando ad una velocità che a me sembra pazzesca… e sarà a 20 metri! La ruota anteriore della mia bici punta verso il centro dell’auto in arrivo. Il frontale devastante è imminente. La sua minuta mascherina mi sembra la mastodontica e minacciosa calandra, stile Partenone, di un Hummer. Sento un sinistro sapore di sangue in bocca, non provo nemmeno a frenare o sterzare, scivolerei a terra all’istante. Nella frazione di un secondo, mi rendo conto che la mia ruota anteriore ed anche il manubrio sono passati a sinistra del muso della macchina. Penso: «ora la mia angolazione e il risucchio d’aria, causato dal veicolo in corsa, mi faranno senz’altro cadere contro la fiancata». Passano attimi interminabili e non succede assolutamente nulla. La macchina fila via veloce per la sua strada, probabilmente chi la guidava non si è neanche accorto di me. Io continuo a pedalare diritto nella direzione opposta senza un sussulto, senza aver minimamente sfiorato l’auto, né con la bici, né col mio corpo, che è tutt’altro che filiforme. Probabilmente tra me e la fiancata dell’auto non ci stava lo spessore di un foglio di quaderno.
Continuo a pedalare per un po’ in uno stato di trance, poi mi convinco che sono ancora vivo e mi fermo a smaltire la paura.
Torno sui miei passi per verificare l’incrocio invisibile.
In effetti, nascosto alla mia vista da un palo della luce, esiste un cartello di un rosso sbiadito con la scritta STOP, per terra le linee bianche praticamente non si vedono a causa dell’usura dell’asfalto.
La colpa era totalmente mia, mi sono immesso in un’ altra strada a manetta senza curarmi di niente e di nessuno.
Non so se sono stato abile e fortunato o se una forza divina ha deciso che quel giorno non dovevo schiantarmi.
Sta di fatto che, anche nei momenti dove ti senti più al sicuro che se fossi nel tuo letto a dormire, può succedere di tutto. Il mio consiglio è di non abbassare mai la guardia quando si va in bicicletta. Rilassati, ma vigili, sempre concentrati sul pezzo e valutare qualunque gesto considerando le eventuali conseguenze. Staccare anche soltanto una mano da manubrio, riporre la borraccia, cercare il cellulare in tasca, legare senza attenzione una giacca sul telaio… e altri mille gesti banali possono avere conseguenze… sorprendenti… Molto meglio non farsi sorprendere!
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