Durante il percorso di migrazione di un branco di balene, ogni individuo traccia una rotta in base alle informazioni ricavate dall’ambiente e a quelle derivanti dalla comunicazione con gli altri membri del gruppo: le balene, infatti, sono in grado di comunicare fra loro la direzione verso cui stanno viaggiando.
Lo studio di un docente del Politecnico di Torino, pubblicato sulla rivista Royal Society Interface, esplora il fenomeno della navigazione collettiva dei branchi di animali per comprendere l’effetto dell’inquinamento acustico umano sugli ecosistemi marini e oceanici, un passo cruciale verso una gestione sostenibile degli oceani.
Da questo concetto parte la ricerca condotta da Kevin Painter, docente del Dipartimento Interateneo di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio – DIST al Politecnico di Torino, che con il collega Stuart Johnston dell’Università di Melbourne ha esplorato il fenomeno della navigazione collettiva nelle popolazioni animali, analizzando in particolare l’effetto del cosiddetto “anthropogenic noise pollution” sulla navigazione delle balene nel Mare del Nord.
Data la complessità di condurre studi direttamente sulle balene, i modelli matematici permettono di riassumere i dati biologici e di comportamento degli animali in una formula che può essere applicata a diversi soggetti di analisi.
La voce delle balene
Mentre non siamo in grado di decifrare il significato del canto delle balene, ci sono prove che meno informazioni sono codificate nelle chiamate semplificate. L’aumento del rumore di fondo porta a una riduzione del raggio di comunicazione. La riduzione della gamma di comunicazione e delle informazioni condivise porta i singoli e il gruppo a riporre una minore fiducia nella direzione scelta: questo conduce a una migrazione meno efficiente.

La crescente attività umana nei mari e negli oceani ha creato un rumore di fondo marino, che è stato chiamato il “paesaggio sonoro dell’Antropocene”. Questo aumento del rumore causato dagli esseri umani ha una serie di effetti negativi sulla vita marina. Gli animali diventano più suscettibili alla predazione, evitano le zone di alimentazione e riproduzione e semplificano le loro comunicazioni in presenza di un maggiore rumore di fondo. Alcuni spiaggiamenti di massa di cetacei sono stati collegati all’esposizione ad alti livelli di rumore. La forte alterazione del contesto sonoro può mettere a rischio la sopravvivenza di molte forme di vita marine nella fase più delicata della loro vita, quella della migrazione.
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