L’Europa si appresta a scrivere una nuova, decisiva pagina nel libro della conservazione e dell’etica animale. Nel 2026, la regione dell’Alentejo, in Portogallo, diventerà la sede del primo grande santuario del continente interamente dedicato agli elefanti. Il progetto, guidato dalla fondazione no-profit Pangea Trust, punta a restituire dignità e ampi spazi a creature che hanno trascorso decenni confinate nei recinti degli zoo o sotto le luci della ribalta dei circhi.
Una “Savana Europea” ai confini della Spagna
La scelta del sito non è stata casuale. A breve distanza dal confine con la Spagna, l’Alentejo regala un paesaggio di pianure ondulate e colline punteggiate da querce da sughero e lecci, un ecosistema noto come montado. Questa conformazione geografica, insieme a una delle densità abitative più basse d’Europa, realizza un ambiente che ricorda da vicino la boscaglia africana.
Il clima mite consente una vita all’aria aperta per quasi tutto l’anno, evitando agli animali lo stress dei padiglioni chiusi tipici del Nord Europa. Inoltre, il terreno sabbioso e argilloso della regione è ideale per la salute delle zampe degli elefanti, spesso danneggiata dalle superfici artificiali dei parchi cittadini.
Due specie, un unico obiettivo
Il santuario è progettato per ospitare e riabilitare le due principali specie di pachidermi, ognuna con esigenze specifiche. Gli elefanti africani, più imponenti e dinamici, troveranno nelle vaste distese portoghesi il terreno ideale per formare nuovi branchi e riscoprire la propria gerarchia sociale. Gli elefanti asiatici, più piccoli e storicamente più presenti nei circhi europei, beneficeranno invece delle aree d’ombra naturale e dei numerosi bacini idrici previsti dal progetto, basilari per la cura della loro pelle delicata.
Malgrado le differenze anatomiche e caratteriali, il centro garantirà a ogni individuo un percorso di recupero psicofisico personalizzato, conservando però aree separate per evitare ostilità tra specie che, in natura, non si incontrerebbero mai.
Il ruolo di Pangea Trust e la filosofia del “Contatto Protetto”
Dietro questa impresa da 15 milioni di euro c’è la visione della Pangea Trust. La fondazione non si limita a fornire un rifugio, ma agisce come un centro di eccellenza scientifica. Uno dei pilastri del loro approccio è il protocollo del “contatto protetto”: i custodi interagiscono con gli animali esclusivamente tramite barriere di sicurezza e metodi di rinforzo positivo, rimuovendo ogni forma di coercizione e rispettando l’autonomia del pachiderma.
A differenza di uno zoo tradizionale, il santuario non sarà aperto al turismo di massa. La priorità assoluta è la pace degli ospiti. Pangea si impegna in un ruolo educativo anche attraverso centri di scoperta distaccati, in modo da insegnare il valore del rispetto animale senza interferire con la loro riabilitazione.
Kariba
Il simbolo di questa transizione è Kariba, una femmina di elefante africano che, dopo 40 anni di cattività, è stata designata come una delle prime “ospiti” a calpestare il suolo portoghese. La sua storia rappresenta quella di decine di altri giganti che, grazie a questo progetto, potranno finalmente passare i loro ultimi anni in uno stato di semi-libertà.
L’apertura del santuario nel 2026 segnerà un punto di non ritorno: un segnale forte che mette in luce come il futuro della convivenza tra uomo e fauna selvatica passi inevitabilmente dalla restituzione di ciò che è stato tolto: il tempo, il silenzio e lo spazio.
Se non vuoi perderti i prossimi articoli, iscriviti alla newsletter.
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com






