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la replica del ciclista

L’altra svolta della bicicletta

L’altra svolta della bicicletta

Cesare De Ambrosis Cesare De Ambrosis 4 Nov 2017

In qualità di ciclista amatoriale ho deciso di replicare alle divertenti invettive apparse circa un mese fa su questo Quotidiano all’interno dell’articolo “La svolta della Bicicletta” a firma di Michele Mauri. Conosco e stimo Michele che, da molti più anni e con ben maggiore autorità del sottoscritto, collabora con la Rivista della Natura. Ma, secondo me, le conclusioni dell’ articolo sono un po’ … estremizzate.
Non so se posso rientrare nella categoria dei mamil (middle age men in lycra), purtroppo sto superando l’età di mezzo e non so cosa resterebbe di me e della mia povera vecchia pelle, se andassi in giro in bici per lunghe ore rivestito soltanto di lycra, comunque sono pur sempre un vero e appassionato ciclista, ci tengo a mantenermi in forma, possiedo fior di una bella bicicletta, che curo come e più dei miei occhi, indosso capi adatti a questo sport per farlo nel modo più comodo ed idoneo.
Non c’è ombra di dubbio che la bicicletta sta incontrando, ormai da diversi anni, un successo strepitoso, incurante di crisi economiche e incidenti mortali in cui purtroppo è coinvolta.
È altrettanto vero che noi italiani siamo piuttosto vanesi ed amiamo viziarci possedendo ed ostentando le cose più belle. Ma è nel nostro DNA. In qualunque viaggio turistico in un paese straniero, l’italiano è riconoscibile al volo in mezzo a 1000 persone per come si veste e si comporta.
Considerando che l’andare a spasso in bicicletta costa fatica, è facilmente intuibile che una bella bicicletta scorra meglio e vada più forte di un cancello! Per esperienza diretta direi che la differenza è dell’ordine del 30%. Quindi, chi vuol cimentarsi in questo sport ambirà comprare l’oggetto più performante anche a costo di grossi sacrifici. D’altro canto una persona sovrappeso andrà comunque più veloce e percorrerà più chilometri con una bicicletta da corsa d’alta gamma piuttosto che con una da passeggio. E se lo farà con l’abbigliamento adatto probabilmente starà tanto comodo dall’appassionarsi a questo faticoso sport.

Secondo il mio modesto parere i soldi spesi per una bella bicicletta non sono mai completamente inutili e sprecati. Comunque non saranno causa di altri guai se non di un litigio in famiglia per la distribuzione del budget. Altrettanto non si può dire se una persona inesperta decide di spendere una fortuna in una moto o in un’auto super sportiva: non sarà in grado di sfruttarla, potrebbe farsi male e potrebbe farlo agli altri!
Sono invece assolutamente d’accordo con il caro Michele Mauri sulla deplorevole moda di usare una bicicletta a scatto fisso in città o per diporto.
Una vera bicicletta a scatto fisso non ha i freni, ha un unico rapporto, per di più in presa diretta tra ruota e pedali. Sfido una persona qualunque, non ciclista molto esperto, a districarsi, a proprio agio, con un mezzo del genere, nel traffico metropolitano.
Per fortuna la legge italiana ed il buon senso hanno spesso il sopravvento, e sotto le mentite spoglie di una bici a scatto fisso, si cela una copia, esteticamente molto accattivante, ma dotata di freni e con la rotazione della ruota non solidale con i pedali.
Concordo con Michele anche sul fatto che spesso si cambiano delle splendide e carissime biciclette, che potrebbero avere ancora una lunga vita, per il puro gusto di correre dietro all’ultimo modello, ma i vizi si installano nella mente di chi se li può permettere, e di conseguenza, sono la manna del fortunato che si comprerà una splendida bici di seconda mano.
Inoltre valuto che se qualcuno, diversamente giovane, possiede 10 biciclette – personalmente non rientro fra questi soggetti –, magari è piuttosto pingue e le usa solo saltuariamente, comunque non appesterà l’aria con micidiali gas di scarico, occuperà poco suolo pubblico e forse, alla lunga, perderà anche un po’ della sua pancetta…

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riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com
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