Testo e foto di Emanuele Fiorio
Lo Sri Lanka è un’isola che non solo offre paesaggi incantevoli, ma custodisce un’anima selvaggia che si svela solo a chi ha la pazienza di cercarla nei luoghi più remoti e misteriosi. Durante il mio viaggio attraverso tre dei Parchi naturali più straordinari dell’isola – Wilpattu, Minneriya e Sinharaja – ho avuto il privilegio di immergermi in ecosistemi unici, dove la vita si svolge sotto il segno dell’imprevedibilità e della delicatezza. Queste zone tutelate non sono solo riserve naturali, ma veri e propri laboratori ecologici che raccontano la complessità, la sopravvivenza e il fragile equilibrio tra le specie. Ogni area, a modo suo, è una finestra sul passato dello Sri Lanka, un tuffo nella biodiversità che sfida il tempo e le pressioni moderne.
Il viaggio tra Wilpattu, Minneriya e Sinharaja non è solo un percorso geografico, ma un itinerario nelle radici stesse della natura tropicale, dove la bellezza di ogni incontro fugace con gli animali è accompagnata da un’esperienza di profonda connessione con l’ambiente circostante. In questo reportage, vi guiderò attraverso questi tre Parchi, raccontando le storie che ho vissuto e osservato, i colori che ho ammirato e i suoni che ho ascoltato. Il mio intento è quello di offrire una visione autentica di questi angoli selvaggi dello Sri Lanka, e di condividere l’emozione di scoprire una natura che non si impone, ma che invita a entrare in dialogo.
Wilpattu: Natura silenziosa e discreta
Wilpattu è il Parco nazionale più grande dello Sri Lanka, ma la sua ampiezza non è immediatamente evidente. Non ci sono grandi raduni di animali, non ci sono scenari da cartolina che si offrono al visitatore; Wilpattu invita a un’esperienza più introspettiva. Qui, la natura non si mostra con clamore, ma piuttosto si nasconde, si svela piano piano, attraverso l’ascolto e l’osservazione silenziosa. Il parco è situato a circa trenta chilometri da Anuradhapura, nell’angolo nord-occidentale dell’isola, e si estende su ben 131.000 ettari di foresta, paludi e radure sabbiose. Il suo nome, che significa “terra dei laghi”, è legato alla presenza di numerosi “villu”, depressioni naturali che si riempiono d’acqua durante la stagione dei monsoni, diventando così punti focali per la fauna che popola il Parco.
L’orso labiato dello Sri Lanka
Il vero protagonista di Wilpattu è un animale raro e misterioso: l’orso labiato (Melursus ursinus inornatus). Questo orso, più piccolo rispetto alle altre specie di orsi, è noto per la sua dieta a base di termiti e per la sua natura elusiva. Le sue tracce sono visibili solo in pochi luoghi e, per osservarlo, è necessario un po’ di fortuna e molta pazienza. Il Parco è uno degli ultimi rifugi di questa specie, con una popolazione che si stima sia inferiore ai 500 esemplari. Il comportamento dell’orso labiato è segnalato soprattutto al mattino presto o al tramonto, quando emerge dalla vegetazione per cercare cibo nei termitai. La sua presenza, seppur rara, rappresenta il cuore di questo Parco, dove la natura si rivela lentamente, quasi in punta di piedi.
- Nome scientifico: Melursus ursinus inornatus
- Popolazione stimata: inferiore ai 500 individui
- Status: vulnerabile (IUCN)
- Habitat: foreste secche e aree con termitai
- Avvistamenti: rari, soprattutto all’alba o al tramonto
Villu e foreste secche: il paesaggio di Wilpattu
Il paesaggio di Wilpattu è un alternarsi continuo di foreste secche, zone erbose e radure sabbiose. I “villu”, che sono l’elemento caratteristico di questo parco, diventano il centro della vita animale durante la stagione delle piogge. Nei pressi di questi laghi stagionali si rifugiano cervi, cinghiali, elefanti e numerose specie di uccelli. Durante la mia visita, ho osservato gruppi di cervi pomellati che si muovevano agilmente tra l’erba alta ed entelli dal ciuffo, un primate della famiglia dei cercopitecidi, che saltavano tra i rami degli alberi. In queste foreste, la fauna è solitaria e discreta, sempre pronta a nascondersi dietro la vegetazione fitta. Il leopardo, simbolo del Parco, è estremamente difficile da avvistare, ma lascia tracce evidenti sulla sabbia e sui sentieri.
L’aquila serpentaria
Durante la mia visita a Wilpattu, ho avuto la fortuna di avvistare alcuni splendidi esemplari di aquila serpentaria crestata dello Sri Lanka. Si tratta di un rapace in grado di muoversi con grande dimestichezza e discrezione tra la boscaglia, a pochi passi da terra, scrutando il terreno in cerca di serpenti e piccole prede. La sua postura, da predatore implacabile, era perfetta per l’ambiente circostante: attenta, silenziosa, quasi invisibile tra la vegetazione. La sua calma, mentre si muoveva tra gli arbusti, mi ha trasmesso la sensazione che la natura di Wilpattu custodisca segreti di una bellezza primordiale, difficili da cogliere, ma straordinari quando si rivelano.
Le antiche rovine
Wilpattu non è solo un Parco nazionale, ma anche un luogo di grande valore storico. La tradizione racconta che qui il principe Vijaya, il fondatore del primo regno singalese, sbarcò nel 543 a.C. Le rovine di antichi serbatoi e di porti abbandonati sono sparse nel Parco, e sono testimonianze di un tempo in cui l’uomo viveva in relazione profonda con la natura. Oggi, queste rovine sono nascoste nel silenzio della foresta, rendendo Wilpattu un luogo dove storia, mitologia e natura si intrecciano in un unico, affascinante racconto.
Wilpattu in cifre
- Superficie: 131.693 ettari
- Villu censiti: 52
- Specie di mammiferi: 31
- Specie di uccelli: 149
- Periodo consigliato: febbraio-marzo, ottobre
(continua)
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