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ARCHEOLOGIA, ARCHITETTURA E NATURA

L’antica via Flaminia nel tratto basso-umbro: storia, ritrovamenti e curiosità

L’antica via Flaminia nel tratto basso-umbro: storia, ritrovamenti e curiosità

Lorenzo Ciotti Lorenzo Ciotti 7 Giu 2019

L’antica via Flaminia ha rivestito un ruolo di eminenza nella storia antica della penisola italiana. Non solo dall’epoca romana, ma già da prima, quando i popoli dell’Italia centrale avevano sviluppato un complesso sistema stradale che poi, con l’espansione di Roma, divenne un vero e proprio crocevia, capace di collegare il mar Tirreno al mare Adriatico, avendo tutt’oggi un’importanza di primo piano nella viabilità del centro Italia.

In una serie di articoli esamineremo con attenzione il tratti dell’antica via Flaminia che va da Pompagnano (Spoleto, Umbria), fino al valico della Spina (sempre in Umbria, a Spoleto), dove sono stati fatti ritrovamenti eccezionali, tutt’ora in fase di studio e rivalutazione archeologica. Una storia che unisce in se archeologia, architettura e gli splendidi paesaggi naturali umbri, dove dolci colline, boschi, montagne e fiumi fanno da background a degli scorci eccezionali.

Costruita da Gaio Flaminio Nepote

In questo primo articolo ci concentreremo su di una overview dell’antica via Flaminia. Si tratta di una strada consolare romana, che unisce tutt’oggi Roma a Rimini. Il console repubblicano Gaio Flaminio Nepote fu l’iniziatore della costruzione della via, nel 220 a.C. Venne deciso di creare una strada che collegasse Roma con il settentrione della penisola, collegando delle vie già preesistenti, come i rami di Civita Castella, Capena e Veio. Completata nel 219 a.C., fu per anni l’unica via per il nord Italia; da Rimini partiva la via Emilia che collegava all’allora città di Mediolanum e da lì con la Gallia e la Germania.

In età imperiale la via Flaminia fu restaurata, migliorata e ampliata, specialmente sotto il comando di Augusto, Vespasiano e Adriano. Dalle Mura Serviane, la strada arrivava fino a Narnia (l’odierna Narni), valicando il confine odierno tra Lazio e Umbria e attraversando la valle del Tevere. La storia da qui diventa più torbida e interessante; da Narni la Flaminia si sarebbe divisa in due rami. Uno più antico, che passava per Carsulae, Massa Martana, Bevagna, Nocera e Umbra Gualdo, prima di attraversare l’odierno confine con le Marche, attraverso il Passo del Furlo e poi sfociare in Romagna.

Crocevia di strade

L’altro ramo, partente sempre da Narni e, probabilmente relativamente più recente dell’altro, passava per Terni, Spoleto e Foligno, prima di ricongiungersi al vecchio tratto a Nocera Umbra. Il tratto che passa per Spoleto e il valico della Somma è il più importante e il più utilizzato. Una diramazione estremante significativa, e che prenderemo in esame negli articoli successivi, partirà successivamente da Spoleto per poi attraversare il passo della Spina, fino alle Marche e poi al mar Adriatico.

Lungo la via Flaminia sono stati fatti dei ritrovamenti eccezionali, di grande valore culturale, archeologico e storico. Ma questa è un’altra storia, che affronteremo dal prossimo articolo, che si focalizzerà sul tratto di Flaminia che va da Pompagnano, all’estremo nord del valico della Somma, fino alla porta di Monterone, a Spoleto.

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