Il mare è splendido perché sa regalare momenti unici e irripetibili a chiunque sappia osservare e abbia la fortuna di essere nel posto giusto al momento giusto. Questa volta è toccato a Massimo Giorgetta il quale, grazie a questo insolito soggetto fotografato durante un’immersione nello Stretto di Lembeh (Nord Sulawesi, Indonesia), è risultato uno dei vincitori del prestigioso premio HIPA 2023 (Hamdan International Photography Award).
Questo strano barilotto trasparente è una Salpa maxima, un organismo planctonico gelatinoso che appartiene alla classe dei Taliacei. Nonostante il suo aspetto apparentemente semplice, ha una struttura un po’ complicata e per di più, udite, udite, è un nostro parente alla lontana poiché le sue larve possiedono una struttura di sostegno (la notocorda) che nell’uomo è diventata la colonna vertebrale.
Soddisfatti gli appassionati di sistematica, cerchiamo di scoprire come è fatto questo sacchetto di gelatina che è avvolto da una tunica trasparente di natura cellulosica.
Com’è fatta la salpa
Per orizzontarvi cercate di individuare la piccola area rossastra, poco sopra al pesce scatola. Trovata? Bene, quello è l’apparato digerente con i suoi annessi, a sinistra del quale si individua un’apertura circolare corrispondente al sifone cloacale che la salpa utilizza per espellere i rifiuti.
All’estremità opposta, quella anteriore, c’è il sifone boccale mediante il quale la salpa, vegetariana, aspira e filtra le sue prede costituite per lo più da minuscole alghe del fitoplancton.
La struttura forse più interessante è però quella sorta di collier che circonda la pallina rossastra. Questa, infatti, è costituita dalla generazione coloniale (definiamoli i figli della salpa) in via di formazione e che a un certo punto si staccheranno formando catene indipendenti di uova di salpe che poi daranno origine a embrioni e poi a salpe singole.
Per i più curiosi diremo che le salpe singole prendono il nome di oozoidi mentre la catena è composta da blastozoidi.
Come un’astronave con i suoi passeggeri
Ma nella foto, ed è questo l’aspetto più fantastico dello scatto, c’è molto di più. Nel suo viaggio sottomarino questa salpa ha raccolto e campionato una grande varietà di organismi a partire dal più grosso ed evidente rappresentato da un giovane pesce scatola della specie Ostracion cubicus.
La lista dei passeggeri dell’astronave Salpa è variata. La trasparenza della salpa non permette di stabilire con certezza se i passeggeri si trovano all’esterno o all’interno, ma anche se fossero dentro non sono destinati per le loro dimensioni a far parte del pasto di questo grosso taliaceo che sul web è stato anche spacciato per un rarissimo pesce trasparente.
Di sicuro gli organismi che si vedono hanno trovato un mezzo di trasporto abbastanza sicuro per viaggiare nell’oceano. Con una certa facilità la foto permette di riconoscere, oltre al pesce, almeno un paio di piccoli granchi nuotatori, larve di gamberetti, vermi policheti, oltre a una miriade di altri esseri planctonici difficili da identificare almeno per chi scrive.
Ma ciò che rende questa immagine preziosa non è tanto l’elenco delle specie che si vedono, ma il loro insieme che testimonia la grande ricchezza di vita degli oceani dove non ci sono solo squali, cetacei, tonni, gorgonie o nudibranchi, ma un’infinità di specie di cui non sempre siamo consapevoli e di cui non sempre comprendiamo l’importanza.
Se questi organismi ci sono c’è un perché, anzi tanti perché a cui dobbiamo dare delle risposte. Trovarle è una sfida affascinante a cui possono dare un contributo anche foto come queste.
Se non vuoi perderti i prossimi articoli, iscriviti alla newsletter.
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com





