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Da Basile ai fratelli Grimm. Le fiabe più belle di tutti i tempi sono nate in Basilicata

Da Basile ai fratelli Grimm. Le fiabe più belle di tutti i tempi sono nate in Basilicata
Il Monte Sirino. (Foto: Fabio Limongi)

Maria Teresa Merlino Maria Teresa Merlino 23 Mag 2017

“Specchio specchio delle mie brame chi è la più bella del reame?”, è la celebre domanda narcisistica della regina e strega cattiva della fiaba di Cenerentola scritta dai fratelli Grimm, ma che venne pronunciata per la prima volta dalla dea Siriona nella favola di Giambattista Basile: “La gatta Cenerentola”. Siriona si specchiava nel Lago Laudemio, un luogo suggestivo del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano, per vincere l’invidia nei riguardi della bella ninfa di cui si era innamorato Apollo, suo amante. Ma in questi luoghi si pronunciarono celebri frasi di molte fiabe che ancora riverberano nelle menti di chi le ha continuamente ascoltate e lette nel corso della sua infanzia.

All’origine delle più celebri fiabe

Sono i luoghi magici della Basilicata con i suoi paesaggi, i suoi panorami cangianti, i suoi misteri nascosti, ad aver ispirato molte fiabe scritte nel 1600 dal Conte napoletano Giambattista Basile e da cui sono nate le più famigerate nel mondo: Hänsel e Gretel, la Bella Addormentata nel Bosco, Cenerentola, Raperonzolo, il Gatto con gli stivali: tutte raccolte nel suo libro “Lo Cunto de li Cunti”.

Fu così che Petrosinella divenne Raperonzolo. Mentre ‘Dolce dorme’ e ‘Cozzo della Principessa’, i nomi delle Cime del Monte Pollino, ispirarono la fiaba della Bella Addormentata nel Bosco che, se trasformò in racconto la leggenda dei pastori i quali identificavano una principessa addormentata con l’ombra dei pini loricati dai caratteri umani provocata dalla luna piena, venne composta su quella scrivania che prendeva luce da una delle finestre del borgo solitario di Lagonegro. La favola venne intitolata “Sole, Talia e Luna”. E dalle atmosfere del borgo ne nacque la trama.

“Lo Cunto de li Cunti” è una raccolta di 50 fiabe, scritte in dialetto meridionale, ispirate dai racconti di antiche storie che l’autore, in viaggio tra la Lucania e la Campania, amava ascoltare. Le rievocazioni di antiche leggende, fatterelli, storie di paese, episodi magici accesero la fantasia del Conte che riuscì a trasformare le narrazioni in favole meravigliose.

Il Conte, vissuto tra il 1566 e il 1632, governò la città di Lagonegro e completò la sua raccolta nel 1630 quando lavorò al servizio del Duca di Acerenza, Galeazzo Pinelli, all’epoca uno dei più grandi mecenati dell’arte e della scienza. La sua opera che vide la fine della sua stesura in questo piccolo borgo, nacque dalla passione per la poesia e per la scrittura.

Le fiabe trovarono diffusione in tutta Europa durante il ‘600 e i primi decenni del ‘700. Autori come Clemente Brentano, Jacob, Wilhelm Grimm, Charles Perrault, le tradussero e le rielaborarono nelle favole conosciute oggi in tutto il mondo. Furono i fratelli Grimm a riconoscere la figura dello scrittore Giambattista Basile allorché pubblicarono nel 1822 il terzo volume di Kinder und Hausmärchen (Le Fiabe del focolare).

 

La terra dei racconti

Girovagando per la Basilicata, la fantasia del Basile si accese degli antichi racconti leggendari e mitologici che ascoltava dalle persone che incontrava. Tutte contenenti due aspetti fondamentali: la magia di cui la Lucania dell’epoca era impregnata e il ‘lieto fine’, elemento che ispirò anche i racconti del fratelli Grimm. Mentre si spostava di borgo in borgo, possiamo immaginare che rimase affascinato dal borgo di Vaglio di Lucania, antica Balium, la roccaforte da cui partiva il fiume che conduceva all’oltretomba e che ispirò le narrazioni della Ninfa Egeria e della Dea Mefitis, simbolo di eterna giovinezza. O che rimase incantato dai luoghi misteriosi e solitari in cui dava libertà alla sua penna, come la grotta dell’Acheron (Acheronte era il traghettatore delle anime verso l’aldilà) che si trova nella Valle Pilosa, territorio di Acerenza. Basile, nel silenzio di questi luoghi, sostava per alimentare la sua fantasia.

Il Lago Laudemio (Foto: Fabio Limongi)

Ispirato dal Lago Laudemio, nel lagonegrese, Basile compose la fiaba di “Sole, Talia e Luna”. E cominciò a raccontare: “C’era una volta un gran signore al quale nacque una figlia, che chiamò Talia, e fece venire i sapienti e gli indovini da ogni parte del su regno perché le predicessero il destino. E loro, dopo essersi consultati, conclusero che Talia avrebbe corso un pericolo mortale a causa di una lisca di lino: per questo il padre ordinò che nel suo palazzo non entrasse lino, né canapa, né nulla di simile, per sfuggire a questa sciagura…”.

Ancora oggi le fiabe di Basile ispirano interessanti progetti come quello ideato dall’Associazione “A Castagna Ra Critica” dal titolo “Ogni anno una favola”, una mostra scultorea itinerante nel borgo di Lagonegro. Nel periodo natalizio scorso, le figure scolpite dalla brillante artista lucana Franca Iannuzzi, hanno fatto rivivere i personaggi della favola “Sole, Talia e Luna” in un percorso emozionante e magico.

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riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com
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