Quando viene lesa una loro parte, le piante emettono dei composti volatili, come abbiamo visto nella prima parte dell’articolo, che viaggiano nell’aria avvisando le piante limitrofe.
Ovviamente la comunicazione non avviene solo per via aerea ma, come ormai noto, corre attraverso il suolo tramite le reti micorriziche comuni (CMN), una simbiosi tra radici e funghi.
Questa sorta di “Internet fungina” è immensa. In un solo cucchiaino di suolo boschivo sano possono esserci fino a 10 chilometri di ife fungine (filamenti microscopici).
Attraverso queste autostrade biologiche, le piante scambiano nutrienti (carbonio, fosforo, azoto) e segnali di allarme. Un albero “hub” (spesso il più anziano della foresta) può connettersi a centinaia di altri alberi, ridistribuendo le risorse e garantendo la resilienza dell’intero ecosistema.
La memoria delle piante
Infine, sebbene prive di cervello, le piante mostrano forme di memoria biologica note come priming (innesco) o memoria epigenetica.
Per esempio dopo uno stress idrico, alcune specie modificano la regolazione dei loro stomi (i pori fogliari responsabili della traspirazione). Anche dopo il ritorno dell’acqua, gli stomi possono rimanere parzialmente chiusi o iper-reattivi per diversi giorni o settimane. La pianta “ricorda” lo stress a livello cellulare, modificando l’espressione dei propri geni per essere più preparata a una futura siccità.
Sebbene queste risposte non equivalgano alla consapevolezza o alla sofferenza emotiva degli animali, rivelano qualcosa di molto complesso che ci verrebbe naturale quasi chiamare intelligenza, sviluppatasi in miliardi di anni per sopravvivere in un mondo ricco di minacce senza, poter scappare rimanendo fissi al suolo.
Quello che poeticamente chiamiamo “linguaggio” è, in termini scientifici, un complesso adattamento evolutivo sviluppatosi in oltre 450 milioni di anni di vita sulla Terra e che ha coinvolto, con vari sistemi e modalità, praticamente tutti gli esseri viventi. In particolare le piante, in quanto esseri sessili (fissi al suolo) sono state costrette a sviluppare una sensibilità chimica e fisica straordinaria: un’intelligenza distribuita che permette loro di “vedere” senza occhi, “sentire” senza orecchie e “ricordare” senza cervello.
Ricordiamocelo, quando vediamo tagliare un albero o strappare un fiore.
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