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Scienza
POMPEI

Le scosse di terremoto che accompagnarono l’eruzione del Vesuvio

Sono stati ricostruiti gli effetti del sisma che ha contribuito alla distruzione di Pompei durante l'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. raccontata da Plinio il Giovane

Le scosse di terremoto che accompagnarono l’eruzione del Vesuvio
Rilievi effettuati all'interno del Parco Archeologico di Pompei che hanno permesso la realizzazione di questo studio. © INGV

Redazione Redazione 16 Lug 2024

Esperti in archeologia, vulcanologia, antropologia e archeosismologia hanno analizzato i danni strutturali e i crolli che hanno travolto due individui, di cui sono stati rinvenuti i resti scheletrici all’interno del Parco Archeologico di Pompei, riportati alla luce durante recenti scavi nell’ambito dei lavori di messa in sicurezza e riprofilazione delle scarpate nell’insula dei Casti Amanti.

Lo studio effettuato ha ricostruito gli effetti della sismicità che ha caratterizzato l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. sull’antica città di Pompei e sui suoi abitanti.

Lo studio “A novel view of the destruction of Pompeii during the 79 CE eruption of Vesuvius (Italy): syn-eruptive earthquakes as an additional cause of building collapse and deaths”, pubblicato sulla rivista Frontiers in Earth Science, è stato condotto nell’ambito di un accordo di collaborazione scientifica tra l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e il Parco Archeologico di Pompei.

Dati multidisciplinari per comprendere l’evento catastrofico

L’integrazione dei dati vulcanologici (riguardanti la sequenza dettagliata di depositi sedimentati durante le varie fasi dell’eruzione) e antropologici (relativi al numero e alla gravità delle fratture scheletriche associate a traumi da schiacciamento), unitamente all’analisi delle lesioni e dislocazioni murarie, ha evidenziato come Pompei e i suoi abitanti subirono gli effetti distruttivi e mortali della sismicità nel corso dell’eruzione, oltre a quelli già noti derivanti dai fenomeni vulcanici.

Gli studi condotti finora nell’antica Pompei si sono concentrati sul susseguirsi dei fenomeni vulcanici, anche se l’impatto massiccio della sismicità era già stato ipotizzato in passato. Tale situazione può essere imputata al fatto che gli effetti dei fenomeni vulcanici sulle strutture possono mascherare quelli indotti dalla sismicità, rendendo molto complessa l’interpretazione senza un’accurata valutazione dei danni strutturali.

«I risultati aggiungono un ulteriore tassello alla conoscenza della dinamica degli eventi vissuti dagli abitanti di Pompei quasi 2000 anni fa» spiega Mauro Antonio Di Vito, Direttore dell’INGV-Osservatorio Vesuviano e co-autore dell’articolo.

«Lo studio ci ha consentito di individuare il momento esatto dell’eruzione in cui la sismicità ha avuto effetti distruttivi contribuendo, probabilmente, a influenzare le azioni dei Pompeiani durante la catastrofe».

L’eruzione cominciò nella tarda mattinata ma solo intorno alle 13 iniziò la fase parossistica. Una colonna eruttiva si innalzò sul vulcano, raggiungendo un’altezza massima di più di 30 km, e una pioggia di pomici iniziò a cadere su Pompei spingendo i Pompeiani a rifugiarsi o rimanere negli edifici, come fecero i due individui i cui scheletri sono stati oggetto dello studio.

terremoto Pompei

Dettaglio di uno dei due scheletri che è stato possibile analizzare. © INGV

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Una drammatica sequenza di eventi

«L’accumulo di pomici causò il cedimento di alcuni tetti e le prime vittime tra coloro che avevano cercato riparo. Dopo la fine della pioggia di pomici, un breve declino dell’attività eruttiva spinse probabilmente i sopravvissuti a ritenere che il peggio fosse passato, ma non fu così» spiega Domenico Sparice, vulcanologo dell’INGV-Osservatorio Vesuviano e co-autore dello studio.

«Al tempo stesso, forti terremoti scossero Pompei, ricordati anche da Plinio il Giovane, testimone oculare della catastrofe di cui sono conservate due lettere: fu il preludio della seconda fase dell’eruzione, che vide un ampio settore del vulcano iniziare a sprofondare formando una caldera».

 

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