L’animale con l’olfatto più potente è il cane (e i suoi parenti selvatici, come lupi, coyote e sciacalli), in particolare alcune razze come il Bloodhound, che può avere fino a 300 milioni di recettori olfattivi. Questa sua capacità è fino a 100.000 volte superiore a quella umana.
I cani possono percepire odori che per noi sono impercettibili e hanno la capacità di discriminare tra più odori contemporaneamente.
Oltre al cane, anche altri animali si distinguono per il loro olfatto sviluppato, come per esempio l’elefante africano, che lo utilizza per la ricerca di cibo e dell’acqua, ma anche per orientarsi.
Anche ratti e topi e in generale un po’ tutti i mammiferi che hanno abitudini di vita crepuscolari e notturne possiedono un olfatto molto sviluppato. Anche specie come il cinghiale e il maiale lo possiedono: quest’ultimo, non a caso, è utilizzato anche per la ricerca dei pregiati tartufi.
Un olfatto inaspettato
Una specie a cui in genere non si pensa come dotata di questo senso così sviluppato è la mucca, che invece possiede ben 1186 geni olfattivi, al punto che può arrivare a identificare odori che si trovano a più di 10 chilometri di distanza.
Tra gli invertebrati spiccano molti insetti, le cui tracce ormonali lasciate nell’aria o sulle piante sono alla base di vari meccanismi di difesa territoriale o di attrazione sessuale. Tra questi spiccano, per esempio, Lepidotteri come il baco da seta, in cui il maschio è in grado di localizzare la femmina anche a diversi chilometri di distanza.
Tornando ai Canidi, essi hanno capacità olfattiva nel discriminare una molecola mille volte più precisa del più sofisticato macchinario per analisi cliniche. Il cervello dei lupi ha tre o più volte neuroni recettori olfattivi funzionali (cellule nervose che rispondono agli odori) rispetto alle specie con capacità olfattive meno acute, compresi gli esseri umani e altri primati.
Questi neuroni sono responsabili del rilevamento e dell’identificazione di composti olfattivi volatili che inviano segnali significativi, come il fumo di un fuoco o l’aroma della carne fresca. Una sostanza è volatile se passa facilmente da liquido a gas a basse temperature, come l’acetone che conferisce al solvente per unghie il suo odore fruttato. Una volta vaporizzata, può diffondersi rapidamente nell’aria.
Quando uno di questi animali rileva un odore significativo, il segnale chimico viene tradotto in messaggi e trasportato in tutto il cervello. I messaggi vanno contemporaneamente alla corteccia olfattiva, che è responsabile dell’identificazione, della localizzazione e del ricordo degli odori, e ad altre regioni del cervello responsabili del processo decisionale e delle emozioni. Quindi, questi animali possono rilevare molti segnali chimici a grandi distanze e possono fare associazioni mentali rapide e accurate su di essi.
Grazie a queste loro caratteristiche, molte razze canine sono utilizzate per scopi in cui l’olfatto svolge un ruolo fondamentale.
È il caso dei famosi “cani molecolari” (per lo più di razze da cerca, quali i segugi) utilizzati per la ricerca di persone scomparse; oppure i cani antidroga che vediamo spesso negli aeroporti, ma anche i cani utilizzati per rilevare il cancro, che sono in grado sovente di individuare questa malattia in uno stadio ancora iniziale. Gli scienziati non sanno quale indizio di odore usino i cani o se questo cambi in base al tipo di cancro, ma sanno perfettamente che nei campioni biologici di pazienti malati la concentrazione di composti volatili muta in base non solo alla malattia, ma anche al suo stadio. Quindi, hanno dedotto che è questo profilo olfattivo alterato che riconoscono i cani.
È stato osservato che i lupi, quando rilevano, anche a distanze considerevoli (2-3 km) un campione olfattivo di un cervo dalla coda bianca infettato dal prione che causa la malattia del deperimento cronico, rispondono con comportamenti differenti rispetto a un conspecifico sano.
Una ricerca dell’Università di Auburn ha infine dimostrato che i cani possono ricordare e rispondere a 72 odori durante un test di memoria degli odori.
Insomma molte specie animali si orientano principalmente seguendo delle vere e proprie mappe olfattive che noi umani possiamo solo lontanamente immaginare.
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