L’inquinamento del suolo e delle falde acquifere da parte di sostanze chimiche persistenti, in particolare antibiotici come il cloridrato di tetraciclina (TCH) e il cloramfenicolo (CPL), raffigura una delle sfide ambientali più pressanti del nostro tempo. I metodi di bonifica tradizionali sono spesso costosi, energivori e talvolta invasivi. Tuttavia, una ricerca pubblicata a settembre 2025 sulla rivista Environmental and Biogeochemical Processes offre una svolta ecologica.
La squadra guidata da Bo Pan e Baoshan Xing, rispettivamente della Kunming University of Science and Technology e della University of Massachusetts, ha sviluppato un metodo che sfrutta l’energia solare per la degradazione degli inquinanti, promettendo di trasformare il settore della bonifica.
Il potere del sole al servizio della bonifica
La radiazione solare è un motore cruciale dei processi biologici, studi recenti hanno scoperto la capacità dei microrganismi non fototrofi, come quelli presenti nei suoli e nei sedimenti, di raccogliere l’energia solare attraverso interazioni tra minerali e microbi. Sfruttando l’interazione tra i minerali di ferro e i microrganismi, l’emergente campo della biofotoelettrochimica offre un meccanismo originale per accumulare energia e degradare gli inquinanti anche nelle zone del suolo prive di luce.
Il cuore dell’innovazione risiede proprio nell’uso della luce solare per alimentare i processi chimici necessari a “rompere” le molecole inquinanti, segnando una nuova frontiera nelle tecniche di biorisanamento e nel controllo sostenibile dell’inquinamento. Un nuovo metodo sostenibile, efficiente e scalabile.
Come funziona il condensatore biologico
Gli scienziati hanno studiato un sistema che combina un comune batterio chiamato Bacillus megaterium con dei semplici minerali di ferro (come la ruggine). Lo scopo era vedere come questa combinazione potesse assorbire e rilasciare energia solare (elettroni) in cicli di luce e buio.
Questo mix batteri-minerali si comporta come una batteria naturale o un “condensatore biologico”.
- Accumulo di energia: la capacità di accumulo di elettroni (Sigma-sigma) è cresciuta con l’aumento della densità batterica, a indicare che i biofilm più densi facilitano una cattura e un accumulo di carica più efficienti. La carica netta totale accumulata è notevolmente aumentata dopo diversi cicli.
- Memoria solare: il sistema non usa l’energia subito. Dopo essere stati esposti alla luce, i biofilm mantengono una “memoria” dell’energia. Questa energia accumulata viene poi rilasciata al buio per distruggere gli inquinanti (come gli antibiotici TCH e CPL).
- Aumento dell’efficacia: dopo appena un’ora di luce, la capacità del sistema di degradare gli inquinanti aumenta in modo impressionante.
Dunque, il sistema si ricarica con il sole e poi continua a lavorare anche quando è buio, annientando gli inquinanti grazie all’energia immagazzinata.
I vantaggi dell’innovazione
Questo metodo certamente garantisce la sostenibilità. Utilizzando l’energia solare viene ridotta l’impronta di carbonio delle operazioni di bonifica. Il meccanismo del biocondensatore, infatti, offre un approccio sostenibile che non richiede illuminazione continua.
Il sistema si distingue inoltre, per la sua elevata efficienza, i processi fotochimici possono accelerare la degradazione degli inquinanti, riducendo sia i tempi di intervento che i costi operativi. La capacità di questi biofilm di immagazzinare e rilasciare energia per la degradazione in ambienti bui potrebbe sconvolgere le pratiche di biorisanamento.
Infine, questa tecnica ha il potenziale per essere applicata in una vasta gamma di contesti ambientali, dai piccoli siti contaminati a progetti di risanamento su scala industriale, ed è adattabile a diversi tipi di inquinanti.
Lo studio offre un metodo promettente per affrontare l’inquinamento ambientale, fornendo una soluzione economica ed efficiente dal punto di vista energetico per la bonifica di siti contaminati. L’adozione diffusa di questa tecnologia potrebbe rappresentare un passo basilare verso un modello di gestione ambientale che integri la produzione di energia pulita con il risanamento ecologico, riducendo l’impatto sull’ecosistema circostante.
Se non vuoi perderti i prossimi articoli, iscriviti alla newsletter.
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com




