E ora una bella notizia. Secondo le ultime osservazioni dell’Ufficio pianificazione, silvicoltura e economia forestale del servizio foreste della Provincia Autonoma di Trento, sembra si stia finalmente riscontrando un significativo rallentamento e un apparente controllo dell’epidemia del bostrico tipografo (Ips typographus) nelle foreste del Nord Italia. Negli ultimi anni, questo coleottero Scolitide, specie italiana endemica dell’ecosistema forestale, ha rappresentato una grave minaccia soprattutto per gli abeti rossi (Picea abies).
Normalmente Ips typographus svolge una funzione ecologica cruciale, agendo come decompositore primario e accelerando la necromassa di alberi senescenti, deboli o abbattuti, contribuendo al riciclo dei nutrienti.
Tuttavia, la tempesta Vaia del 2018 ha causato l’abbattimento di circa 16 milioni di alberi, ha creato condizioni ottimali e una disponibilità trofica eccezionale per l’insetto.
A partire dal 2019, l’abbondanza di materiale legnoso morto, unita a stress idrico e termico indotti da estati successive calde e secche, ha innescato una proliferazione esponenziale (fase epidemica).
Questo ha portato l’insetto a superare la sua funzione ecologica di saprofago secondario, portandolo ad attaccare e a causare la morte di milioni di alberi sani e robusti, lasciando nel paesaggio forestale vaste aree caratterizzate dalla necrosi degli aghi (chiazze grigie e rosse).
Meccanismi di regolazione ecologica
Il recente declino dell’infestazione è attribuibile a una combinazione di meccanismi di regolazione ecologica e condizioni climatiche sfavorevoli alla riproduzione del parassita:
- aumento degli antagonisti naturali: L’eccessiva disponibilità di Ips typographus ha favorito l’incremento demografico dei suoi organismi antagonisti, tra cui predatori (come altri Coleotteri Cleridi), parassitoidi, uccelli insettivori e funghi entomopatogeni. Questo feedback negativo ha esercitato una pressione predatoria/parassitaria crescente sulla popolazione del bostrico;
- mitigazione climatica: le condizioni meteorologiche del 2024, caratterizzate da abbondanti precipitazioni primaverili e temperature estive meno estreme, hanno ostacolato il ciclo riproduttivo e di sviluppo del coleottero, che predilige climi caldi e secchi per le sue generazioni multiple (polivoltinismo). Contemporaneamente, le precipitazioni hanno rafforzato la resilienza fisiologica degli abeti, rendendoli più resistenti agli attacchi.
I dati di monitoraggio confermano il successo di questi fattori di controllo: la percentuale di trappole per feromoni che superava la soglia di allarme europea è crollata dall’85% nel 2020 al 18% nell’attuale rilevamento e la superficie forestale colpita è diminuita drasticamente, passando da circa 220 km2 a circa 9.
Questi indicatori quantitativi suggeriscono che, in molte aree, la dinamica epidemica si è interrotta, con una stabilizzazione o addirittura una regressione delle aree danneggiate. Speriamo che questa tendenza continui e si risolva definitivamente.
(*) Un nido di picchio nero in una pianta infetta dal bostrico. A seguito di Vaia e dell’epidemia di bostrico, nel 2022 è iniziato, grazie alla collaborazione tra il Museo delle Scienze di Trento (MUSE), il Parco Naturale Paneveggio-Pale di San Martino e il Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali dell’Università degli Studi di Milano, un progetto pluriennale di monitoraggio dell’avifauna nidificante nelle aree del Parco interessate dalla tempesta, che prevede di marcare nuovi siti di nidificazione.
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