L’ecocritica rappresenta uno dei più affascinanti e urgenti approcci alla letteratura contemporanea. Nata formalmente negli anni ’90, sebbene il termine ecocriticism fosse stato coniato già nel 1978, questa disciplina evidenzia la relazione tra letteratura e ambiente, indagando non solo come la natura venga rappresentata nei testi, ma anche quali implicazioni e responsabilità la scrittura abbia nei confronti dell’ecosistema globale.
Le radici dell’ecocritica affondano in opere letterarie antiche. Scrittori come Henry David Thoreau, John Muir o Ernest Hemingway, pur in contesti culturali e temporali diversi, hanno mostrato una sensibilità ecologica che precede di decenni l’attuale consapevolezza ambientale.
Thoreau, con il suo Walden (1854), esalta una vita semplice e armoniosa con la natura, criticando la schiavitù degli esseri umani verso il superfluo e le innovazioni che in quel periodo erano certo meno evidenti e impattanti dei nostri giorni.
Hemingway, in racconti come Big Two-Hearted River (1925), utilizza paesaggi devastati per esplorare i poteri rigenerativi della natura e i danni dell’intervento umano. Questo racconto che in italiano conosciamo come Grande fiume dai due cuori è presente nella celebre antologia I quarantanove racconti, nel quale il protagonista, Nick Adams (l’alterego di Hemingway) torna dalla guerra e attraversa un paesaggio devastato dagli incendi, una città abbandonata simbolo dello sfruttamento del territorio, al quale Hemingway contrappone nel racconto i poteri rigenerativi della natura. Nick non vede più la città che conosceva, nient’altro che rotaie abbandonate e campagna bruciata. I tredici saloon che fiancheggiavano l’unica strada della cittadina di Seney non hanno lasciato traccia.
Questa desolazione è quanto resta della città di Seney, che Nick ben conosceva prima di partire per la guerra. Una miscellanea di piante e animali perdono il loro habitat a causa della distruzione dei vari ecosistemi e questo induce a meditare su quanto sia primario che gli esseri umani ripensino seriamente alle loro azioni.
Pensate, questo racconto fu scritto nel lontano 1925!
Il romanziere americano evoca i principi di rigenerazione psico-fisica del Forest bathing che saranno dogmatizzati negli anni ’90 del secolo scorso.
Oggigiorno, il panorama letterario internazionale mostra come il dialogo tra letteratura e ambiente non sia una nicchia, ma un elemento fondamentale per comprendere e affrontare le sfide contemporanee.
Alcune docenti universitarie, in particolare, hanno posto grande attenzione a questa tematica come Serenella Iovino e Anna Re, autrice di saggi e articoli di critica letteraria molto interessanti.
Anticipazione e distopia: la profezia nella scrittura
Un tratto distintivo dell’ecocritica è la capacità della letteratura di anticipare scenari futuri, spesso distopici, derivanti dall’impatto dell’uomo sulla natura. L’idea che la letteratura possa servire come avvertimento è evidente in opere recenti come Spillover di David Quammen, che ha prefigurato con inquietante precisione una pandemia globale. Pensate che proprio durante la diffusione del Covid divenne il bestseller dell’anno a livello mondiale. Aveva predetto con anticipo l’arrivo di una pandemia, indicando addirittura da dove sarebbe partito il focolaio iniziale, ovvero nei mercati di animali in quella regione della Cina divenuta tristemente famosa.
Certamente il timore di una catastrofe ecologica dovuta a un’epidemia di provenienza misteriosa era stata immaginata e narrata da grandi scrittori. Ricordate il Premio Nobel José Saramago che racconta di un’epidemia nel suo libro Cecità?
In un tempo e un luogo non ben definiti, l’intera popolazione da un giorno all’altro diventa cieca per un’inspiegabile epidemia. Chi è colpito da questo male si trova come avvolto in una nube lattiginosa e non ci vede più.
Il concetto di pandemia oggi ci è ahimè molto familiare ma quando uscì questo libro fu per aspetti rivoluzionario e sembrava avesse contorni distopici.
La narrativa distopica, pur esagerando, fornisce uno specchio inquietante delle conseguenze delle nostre azioni, spingendo il lettore a riflettere su temi come il cambiamento climatico, la sostenibilità e l’interconnessione tra gli esseri viventi.
I film premonitori
Anche il cinema ha esplorato temi ecocritici tanto che sono numerosi i film che hanno preannunciato effetti climatici o ambientale che poi abbiamo ritrovato sul nostro Pianeta.
L’ecocritica, tuttavia, non è solo uno strumento per interpretare il presente o il futuro. Essa invita a rileggere il passato con uno sguardo nuovo, scoprendo come alcuni autori di epoche precedenti abbiano saputo cogliere la fragilità del rapporto tra uomo e natura.
L’ecocritica non si limita a un’analisi accademica, ma invita a un impegno attivo nella creazione di nuove narrazioni: il mondo ha bisogno di una scrittura capace di affrontare i grandi temi della sostenibilità e della crisi ecologica. Che si tratti di realismo o distopia, di narrativa o saggistica, ogni autore ha la possibilità di contribuire a una riflessione collettiva sul nostro rapporto con il pianeta.
La letteratura non è mai stata solo un mezzo di intrattenimento, ma un potente strumento di trasformazione. Nell’era dell’Antropocene, nella quale l’umanità ha un impatto senza precedenti sull’ambiente, l’ecocritica diventa un faro per orientare il dialogo tra cultura e natura, spingendoci a immaginare e costruire un futuro più sostenibile.
Lo scrittore indiano Amitav Ghosh nel suol libro La grande cecità invita gli scrittori a sentirsi responsabilizzati sui temi dell’ambiente. Scrivere, leggere e riflettere sono atti rivoluzionari che possono contribuire, nel loro piccolo, a un mondo migliore.
Se non vuoi perderti i prossimi articoli, iscriviti alla newsletter.
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com






