Un altro lupo è stato abbattuto e la sua testa appesa a un cartello stradale. Il gesto criminale è avvenuto nei giorni scorsi lungo la strada dell’Arnaccio, tra Cascina e Coltano, in Provincia di Pisa. Il WWF Italia esprime sdegno e profonda preoccupazione per l’ennesimo gravissimo episodio.
Oltre alla gravità dell’atto di bracconaggio, l’ostentazione della testa mozzata rappresenta un atto intimidatorio e inaccettabile. Sull’episodio stanno indagando i Carabinieri forestali.
Gesto incompatibile con la società civile
L’odio verso la fauna selvatica è incompatibile con uno Stato di diritto e con i valori di una società civile.
«Episodi di questa natura non possano essere letti come fatti isolati. Si inseriscono in un clima crescente di allarme e ostilità nei confronti del lupo, alimentato negli ultimi anni da una narrazione distorta e sensazionalistica da parte di alcuni media e da posizioni politiche che hanno contribuito a costruire la percezione del lupo come emergenza» sottolinea il Presidente del WWF Italia, Luciano Di Tizio.
Il contesto politico
Il declassamento dello stato di protezione della specie rappresenta un segnale estremamente pericoloso che favorisce atti di questa gravità, in quanto trasmette implicitamente il messaggio che colpire il lupo sia meno grave, contribuendo a legittimare comportamenti illegali come il bracconaggio. Un messaggio che rischia di tradursi, come in questo caso, in atti di violenza estrema.
Il WWF ribadisce come qualsiasi azione illegale contro questa specie è perseguibile penalmente e deve essere contrastata con la massima fermezza.
No al declassamento, sì a “zero uccisioni”
Le Associazioni Green Impact, Federazione Pro Natura, Animal Aid Italia, Attivisti Gruppo Randagio, Alleanza Antispecista chiedono al Ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin di smentire con chiarezza qualsiasi intenzione di autorizzare uccisioni di lupi (Canis lupus) in Italia.
Lo chiedono alla luce delle recenti notizie di stampa secondo cui lSPRA avrebbe suggerito una quota di uccisione di 160 lupi, una proposta non vincolante e priva di qualsiasi base scientifica e legale e del tutto incoerente con lo stato reale della specie nel nostro Paese, solo parzialmente conosciuto per l’assenza di dati rigorosi certi a livello nazionale e regionale.
Chi trae vantaggio dall’uccisione dei lupi?
Le Associazioni chiedono piena trasparenza e la divulgazione degli interessi particolari che stanno dietro alla proposta dell’UE di declassare il lupo, che sta generando un numero maggiore di uccisioni ingiustificate in contraddizione con le norme dell’UE.
L’Agenzia europea dell’ambiente (AEA) riferisce che due terzi delle specie protette dalla direttiva Habitat nell’UE hanno uno stato di conservazione scarso o sfavorevole e la scienza afferma che i lupi in Europa non hanno raggiunto uno stato di conservazione favorevole.
La scienza è inequivocabile: i lupi in Europa rimangono a rischio, la declassificazione è una decisione politica, una “quota zero” di uccisioni è l’unica via percorribile.
La manovra antiscientifica di declassamento del lupo promossa da Ursula von der Leyen – tramite una relazione del 2023 prodotta da una società di consulenza con sede a Bruxelles – apre un capitolo profondamente preoccupante nella storia della governance ambientale dell’UE. Le ONG chiedono piena trasparenza e avvertono che questi attori stanno spingendo l’Esecutivo dell’UE e diversi Stati membri a smantellare leggi di protezione della natura di lunga data ed efficaci.
La mancata attuazione di misure preventive
Le perdite dovute alla predazione dei lupi sono stimate a circa lo 0,07% del totale della popolazione ovina e caprina nell’UE. In diversi Paesi e regioni dell’UE, i fondi PAC e LIFE+ disponibili per misure preventive – ogni anno milioni di euro a sostegno di tali misure, oltre a regimi di indennizzo per le perdite di bestiame – non vengono nemmeno richiesti dagli agricoltori e, quando vengono stanziati, spesso rimangono inutilizzati.
Le misure più efficaci per proteggere il bestiame prevedono l’installazione di robuste recinzioni elettriche nei pascoli già recintati, il raduno notturno del bestiame e l’impiego di cani da guardianìa nei pascoli aperti.
Immagini eccezionali per comprendere la natura
Il lupo non è né buono né cattivo, ma un predatore che svolge un ruolo ecologico preciso e importante.
L’associazione Io non ho paura del lupo APS, impegnata nel promuovere la coesistenza tra lupo e attività umane, ha diffuso un video raro ed eccezionale che documenta la predazione di un maschio di capriolo da parte di due lupi.
Si tratta di immagini molto rare, difficili da osservare e ancor più da documentare, che offrono uno sguardo diretto su un processo naturale fondamentale per il funzionamento degli ecosistemi.
«Spesso leggiamo ciò che accade in natura attraverso filtri culturali, emotivi e morali che appartengono al nostro sguardo, non al funzionamento degli ecosistemi. Per questo abbiamo scelto di renderle pubbliche: per contribuire a una rappresentazione più completa, onesta e concreta della natura» spiega Daniele Ecotti, presidente di “Io non ho paura del lupo APS”.
Il video, per la sua natura, può risultare impressionante e non è adatto a un pubblico particolarmente sensibile.
La predazione rappresenta uno dei meccanismi centrali attraverso cui funzionano gli ecosistemi naturali. Il lupo, in quanto predatore apicale, interviene nella regolazione delle popolazioni di ungulati selvatici come il capriolo, contribuendo a mantenere densità compatibili con le risorse disponibili. Questo non si traduce semplicemente in una “riduzione dei numeri”: il suo effetto sulla struttura delle popolazioni è ben più complesso. Attraverso la selezione naturale, il processo contribuisce nel tempo alla robustezza complessiva della specie predata.
Ma la dinamica ecologica non si esaurisce con l’atto predatorio: la carcassa del capriolo costituisce un nodo fondamentale all’interno dell’ecosistema. Si tratta di un processo essenziale, spesso invisibile, che collega direttamente la morte di un individuo al funzionamento complessivo dell’ecosistema. Dopo la predazione, numerose specie ne traggono beneficio: piccoli carnivori opportunisti come volpi e mustelidi, altri ungulati come i cinghiali, uccelli necrofagi come corvidi e rapaci, e un’ampia comunità di insetti decompositori. A questi si aggiungono batteri e funghi che completano il ciclo della decomposizione, trasformando la biomassa in nutrienti disponibili per il suolo e contribuendo così alla fertilità e alla produttività dell’ambiente.
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