In Italia, abbiamo flotte di navi e traghetti vecchie o vecchissime: il nostro Paese è al primo posto in Europa per emissioni di CO₂ derivanti da questi viaggi: lo ha evidenziato da ultimo anche lo studio dell’associazione Transport & Environment (T&E), appena pubblicato.
L’Associazione Cittadini per l’aria e la rete Facciamo Respirare il Mediterraneo, come espresso nella recente consultazione pubblica, chiedono all’Autorità di Regolazione dei Trasporti (ART) che i nuovi contratti di servizio di continuità garantiscano un miglioramento delle prestazioni ambientali di navi e traghetti, riducendo almeno del 30% le emissioni di CO2 rispetto allo stato attuale e che le navi non utilizzino gli scrubber, un sistema che consente agli armatori di risparmiare sul costo dei carburanti a spese, però, dell’ecosistema marino.
Favorire società meno inquinanti
T&E spiega che la prospettiva dell’elettrico è una soluzione fattibile e competitiva, in particolare per il nostro Paese: sarebbe già oggi tecnologicamente possibile ed economicamente conveniente l’elettrificazione di un traghetto italiano su quattro e, al 2035, del 77% di tutte le rotte.
In questo contesto, l’appello è di sfruttare le imminenti gare per le tratte di collegamento tra isole per favorire società meno inquinanti. Il cambiamento è estremamente necessario, mentre anche a livello regionale si lavora all’assegnazione di contratti di servizio per le isole minori.
All’inizio del 2026, l’UE ha intimato formalmente all’Italia di adeguarsi al Piano Nazionale di Controllo dell’Inquinamento Atmosferico in base alla Direttiva 2016/2284 dando due mesi di tempo per effettuare l’aggiornamento, pena un nuovo deferimento alla Corte di Giustizia.
«Si prenda almeno questa occasione (l’aggiornamento del Piano Nazionale di Controllo dell’Inquinamento Atmosferico e i nuovi limiti agli inquinanti stabiliti dalla Direttiva sulla Qualità dell’aria 2024/2881) per pianificare e implementare l’elettrificazione di quante più tratte possibili e per migliorare le prestazioni ambientali delle navi passeggeri e Ro-Ro (adibite al trasporto di auto/camion) che servono le isole per la continuità territoriale, garantendo agli isolani libertà di accesso alla terraferma senza avvelenare acque e aria» commenta Anna Gerometta, presidente di Cittadini per l’aria.
Bandi per le rotte privi di criteri ambientali
L’Associazione denuncia che i controlli sulle emissioni dei traghetti sono pochi, che seguono uno schema che ne facilita l’evasione e che non usano – come invece fanno gli altri porti europei – sistemi di monitoraggio da remoto che permettono l’intercettazione delle navi con emissioni fuori norma. L’elettrificazione delle banchine per le navi tradizionali è ancora lontana, così come lo è l’adeguamento delle navi per l’allaccio.
A oggi, i bandi per le rotte di continuità sono quasi del tutto privi di criteri ambientali premianti, o escludenti, che possano effettivamente spingere gli armatori a investire su nuovi traghetti con prestazioni ambientali migliori.
«Elettrificare le tratte dei traghetti è una delle soluzioni più efficaci, potenziando le fonti da energie rinnovabili per evitare di trasferire altrove le emissioni tossiche e climalteranti. A Livorno potrebbe essere gestito con questa metodologia il collegamento giornaliero con l’Isola di Capraia, inferiore alle 3 ore» aggiunge Luca Ribechini, Presidente Livorno Porto Pulito.
«La completa elettrificazione di tutte le tratte per le quali è possibile può contribuire a ridurre gli inquinanti atmosferici in porto e anche i rumori dei motori diesel delle navi, anch’essi causa di malattie importanti» spiega Enzo Tortello, Presidente Comitato Tutela Ambientale Genova Centro-Ovest.
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