In qualsiasi parte del mondo vi rechiate, potreste riconoscere tra i rumori del bosco i tambureggiamenti di un picchio.
La loro abilità nel “percuotere” i tronchi rende questi uccelli davvero unici a livello planetario e non è solo finalizzata a scavare il legno alla ricerca di prede. Il tambureggiare serve anche a segnalare il proprio territorio o, più semplicemente, a scavare la cavità che costituirà il nido.
La posizione verticale che assumono sugli alberi durante i tambureggiamenti è davvero peculiare. Ma come fanno?
Il segreto del picchio sta nel suo piumaggio
Le timoniere, ovvero le penne della coda, sono davvero diverse da quelle di ogni altro volatile, non solo per l’aspetto insolito. Di norma le penne degli uccelli hanno la prerogativa di essere flessibili e leggere; nel caso del picchio, invece, le timoniere sono dritte e di forma lanceolata e, soprattutto, molto rigide.
Quest’ultima peculiarità è fondamentale, perché i picchi, quando si attaccano agli alberi in verticale per tambureggiare, oltre ad agganciarsi con le unghie delle loro dita adottano uno stratagemma curioso: si “siedono” sulle timoniere cercando un appoggio, certi che le penne della coda non si possono flettere come farebbero quelle di altri uccelli.
Questa rigidità, conferita anche dalla forma e dalla struttura, permette ai volatili la caratteristica postura che ha reso celebre anche il famoso protagonista dei cartoon Picchiarello.

Le penne timoniere di Picchio verde, rigide e lanceolate servono a sostenere il picchio nella sua classica postura sui tornchi.
Un gran martellatore
Per riuscire a bucare il legno, il picchio deve esercitare molta forza.
Nel tambureggiamento percuote il legno rapidamente per decine di volte al secondo, con una velocità d’impatto di 6-7 metri/secondo. Il suo cranio è sottoposto ad accelerazioni e decelerazioni fortissime, fino a 200 volte superiori a quelle tollerabili da un essere umano ma, nonostante ciò, non subisce alcuna lesione.
Il segreto sta nella sua stessa struttura, costituita da larghe e appiattite strutture osse, molto spugnose, che riescono ad assorbire gli impatti impedendo danneggiamenti al cervello.
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