Il traffico illegale di fauna selvatica non viaggia solo sulla terraferma. Sotto la superficie degli oceani si consuma un mercato nero silenzioso e devastante che alimenta la medicina tradizionale, il collezionismo e il settore alimentare di lusso. Fino a oggi, tracciare il contrabbando di piccole specie marine all’interno dei flussi commerciali e dei bagagli dei passeggeri è stato come cercare un ago in un pagliaio. Ma una svolta tecnologica risolutiva potrebbe presto cambiare le regole del gioco.
Uno studio pionieristico pubblicato sulla rivista scientifica Frontiers in Ocean Sustainability ha dimostrato come l’Intelligenza Artificiale, integrata nei moderni scanner tridimensionali a raggi X (CT), sia in grado di smascherare automaticamente gli animali marini nascosti nelle valigie o nei pacchi postali, schivando addirittura i trucchi più ingegnosi dei contrabbandieri.
Il contrabbando oceanico
«Il commercio illegale di fauna selvatica è crudele e immorale. Per molte persone, questa potrebbe essere la prima volta che sentono parlare di traffico illegale di fauna marina» chiarisce la dottoressa Vanessa Pirotta della Macquarie University (Australia), prima autrice della ricerca.
Mentre il contrabbando di zanne d’elefante o corni di rinoceronte occupa spesso le prime pagine dei giornali, il prelievo illegale negli ecosistemi marini è ugualmente massiccio e si concentra su bersagli incredibilmente redditizi.
Tra le prede più ambite dai bracconieri ci sono le pinne di squalo, destinate al mercato gastronomico asiatico per la preparazione di zuppe di lusso, e i cavallucci marini, che vengono essiccati per essere impiegati nella medicina tradizionale o venduti come souvenir.
A questi si aggiungono i cetrioli di mare, noti anche come oloturie; questi organismi, fondamentali per il riciclo dei nutrienti e la pulizia dei fondali marini, sono oggi considerati una prelibatezza culinaria e un potente afrodisiaco in diverse culture, fattore che ne sta provocando il sistematico saccheggio.
Una TAC per i bagagli
Per fermare questo flusso, il gruppo di ricerca, che include istituzioni del calibro della Taronga Conservation Society Australia, l’Australian Museum e l’azienda tecnologica Rapiscan Systems, ha deciso di non inventare un nuovo macchinario da zero, ma di potenziare gli scanner CT 3D già presenti in molti aeroporti globali, normalmente utilizzati per rilevare esplosivi o minacce biologiche.
Questi dispositivi effettuano centinaia di radiografie a un singolo oggetto da diverse angolazioni, restituendo un’immagine tridimensionale ad altissima risoluzione del contenuto della valigia. Gli scienziati hanno addestrato una rete neurale artificiale (un modello di IA) a riconoscere le forme, le densità e le caratteristiche strutturali uniche delle specie marine protette.
Per mettere alla prova l’algoritmo, sono stati effettuati 298 scan su campioni reali, molti dei quali provenienti da precedenti sequestri doganali. I ricercatori hanno simulato i reali stratagemmi utilizzati dai contrabbandieri, avvolgendo gli animali in fogli di alluminio, nascondendoli dentro pile di vestiti o occultandoli all’interno di giocattoli per bambini. I dati sono stati poi inseriti in normali immagini di valigie attraverso una tecnica chiamata Threat Image Projection (Proiezione delle immagini di minaccia).
I numeri emersi dalla sperimentazione sono straordinari e l’algoritmo ha registrato un tasso di successo complessivo del 92% nell’identificazione automatica delle specie protette.
Analizzando i dati nel dettaglio, l’intelligenza artificiale ha mostrato la precisione del 96% nel rilevare i cavallucci marini e del 95% nel localizzare le pinne di squalo. La percentuale si attesta invece, all’86% per i cetrioli di mare, la cui consistenza gelatinosa ed essiccata li rende biologicamente più complessi da differenziare rispetto ad altri oggetti.
Allo stesso tempo, il tasso di falsi positivi, ovvero gli oggetti innocui che il software rischia di scambiare per animali, è rimasto basso. Si parla di appena l’1% di errore per i cetrioli di mare e del 2% per le pinne di squalo, con una media complessiva del 13%.
Questo garantisce la massima fluidità nei controlli aeroportuali, evitando di paralizzare i flussi dei passeggeri con continui e inutili allarmi operativi.
Una nuova era per la conservazione marina
L’aspetto più accattivante di questa tecnologia è la sua applicabilità su scala globale. Non richiede che gli agenti doganali diventino esperti biologi marini né che ispezionino manualmente ogni singolo collo. Sarà il software a lanciare un alert visivo sullo schermo quando rileverà una sagoma sospetta, indirizzando l’ispezione umana solo dove necessario.
«Il rilevamento automatico integrerà i metodi di controllo esistenti, senza sostituirli» precisa la dottoressa Pirotta, ricordando che l’algoritmo verrà costantemente aggiornato man mano che i trafficanti tenteranno nuove vie di occultamento.
In un momento storico in cui oltre il 25% degli stock ittici mondiali è sfruttato oltre il limite e le specie marine affrontano una crisi di biodiversità senza precedenti, l’intelligenza artificiale si schiera in prima linea. Questo scudo digitale promette non solo di intercettare le spedizioni illegali prima che lascino i paesi d’origine, ma di fornire prove digitali inconfutabili per assicurare i trafficanti alla giustizia, infliggendo un duro colpo alle reti criminali che prosperano sul saccheggio dei nostri oceani.
Se non vuoi perderti i prossimi articoli, iscriviti alla newsletter.
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com





